• ott
    16
    2016

Album

Stick Men

Add to Flipboard Magazine.

La frenetica attività di Tony Levin non trova pace. Ha da poco finito il tour con i King Crimson, e all’inizio del 2017 sarà al centro di quello degli Stick Men, una sorta di filiazione dei KC, perché composti oltre che da Levin allo Stick e voce, da Pat Mastelotto alla batteria (acustica ed elettronica) e dal tedesco Markus Reuter (The Crimson ProjeKct, tra le mille cose) alla voce e Touch Guitar U8 e AU8 da lui stesso elaborate – dotate di sigle che sanno di mirabolante marchingegno fornito a James Bond da Q, se l’agente segreto nel tempo libero amasse dilettarsi con la musica rock.

Prog Noir, considerando solo i dischi di studio, è il quinto disco della serie. E come fa presagire il background dei componenti la band, è un lavoro molto in sintonia con l’aura musicale che circonda i Crimson delle ultime incarnazioni. Levin ha dichiarato, in un’intervista al Huffington Post, che Never The Same, uno dei brani cantati, riguarda l’esperienza di una nuova fase con i King Crimson: titolo eloquente, anche se i solo di Reuter e l’ariosa apertura del ritornello sanno di Yes degli anni d’oro. Ciò che più si avvicina all’ipnotica e geometrica “poetica” Fripp-iana, infatti, è rappresentato da Embracing The Sun. Gli altri pezzi che hanno un testo scritto da Levin sono Plutonium – un gioco di rimandi che cita il Carmina Burana di Orff, ma anche gli Yes e la Ouverture 1812 del compositore russo Petr Il’ic Cajkovskij, che a sua volta cita La Marsigliese – e la torva The Tempest, che riferisce alla tragedia americana del 11 settembre 2001. Il gioco si fa duro con Schattenhaft, ma il meglio arriva dalla macchina steampunk, stantuffante e vaporosa di Prog Noir, con accenti di Bowie nel cantato, dalla cinematica Mantra e dalla ispiratissima e delicata prima parte di Rose In The Sand/Requiem. Così come giungono buone vibrazioni tanto da Trey’s Continuum, con inflessioni chitarristiche consone sia al Fripp made in KC che a quello in appoggio a David Sylvian, quanto dalla poco ortodossa cadenza di Leonardo – il cui titolo sa di omaggio al Pavkovic della Moonjune Rercords – che mischia echi di tradizione musicale europea in trama prog elettrica da nuovo millennio.

Nella stessa intervista, Levin ha detto che «di solito sforniamo i nostri album con qualunque cosa ci sia sul fuoco». Che profuma tanto di un “buona la prima” che non è sempre sintomo di sventura. «Per questo disco, però, volevo prendermi un anno in più per aggiustarlo, ed essere sicuro che tutte le parti e i testi fossero cesellati al meglio. (…) Musicalmente, è stato un piacere dall’inizio alla fine». Una frase, quest’ultima, che si accorda alla sede di ascolto. Resta da dire che il doppio vinile contiene un brano, Dystopia (11:04), che non troverete nella versione CD singolo, ma in quella in doppio CD che fa parte dei box in limited edition.

29 dicembre 2016
Leggi tutto
Precedente
Martha Wainwright – Goodnight City Martha Wainwright – Goodnight City
Successivo
Burial – Young Death / Nightmarket Burial – Young Death / Nightmarket

album

artista

album

album

album

album

recensione

recensione

recensione

Altre notizie suggerite