Recensioni

7.2

Lo abbiamo accolto con stupore un anno fa dopo ben otto passati in silenzio, questo anomalo cantastorie di Nashville nato però a Buffalo Creek, West Virginia. Ancestor era una stregoneria che veniva da lontano, cui ben si accordava l’alone di mistero che circonda la figura di Stone Jack Jones. Questione di biografia, di luoghi, di ambiti sonori che risalgono radici culturali e genealogiche, affondando il muso nell’incantesimo scuro dell’Americana, quello stesso che ha visto dare il meglio di sé i Lanegan, i Davide Eugene Edwards o gli Howe Gelb.

Suoi mentori però sono due angelici concittadini, la cantante Patty Griffin ed il sempre caro Kurt Wagner dei carissimi Lambchop, presenti anche in questa nuova fatica Love & Torture, meno fosca nell’impostazione, disposta a concedersi meditazioni esistenziali, sul senso del finire e dell’amare, avvicinandosi quindi alla saggenza flemmatica e implacabile d’un Leonard Cohen però con le movenze laconiche di un Will Oldham. E’ al principe Billy non a caso che fa pensare la processione affranta di Thrill Thrill, così come la morbidezza erratica di Russia, con quel sostrato di allucinazione a movimentarne l’incedere asciutto.

Dicevamo invece di Gelb, o meglio dei suoi incantesimi sornioni, che ritroviamo tanto in Shine (col cammeo della Griffin) che in Circumstance (con Wagner). Altrove la tensione folk sprofonda in un languore bigio à la Thalia Zedek, mentre la conclusiva Say Amen è una filastrocca che sgrana con grazia un rosario di dolce stanchezza. Che il ventaglio espressivo sia ristretto solo in apparenza, e anzi sappia ricavare un’apprezzabile varietà di ambiti e vibrazioni, ce lo dimostra Song, quasi una micro soundtrack dai molti appigli ed il cuore bizzarro. Disco, lo avrete capito, considerevole.

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