Recensioni

7.4

L’undici luglio 2009 non è stato un giorno qualsiasi per Chris Knox: niente strumenti da imbracciare, nel letto dell’ospedale di Auckland in cui faceva i conti coi postumi di un ictus. Dal quale si sta però rimettendo e meno male che continuerà a far musica, avendone sin qui composta di notevole e anzi geniale. Lo attesta la trentina abbondante di cover contenute in questo tributo – dal titolo che è sfoggio di humour nero volto a sdrammatizzare… – i cui proventi aiuteranno il Nostro economicamente.

Che è in circolazione da tre decenni, da solo e alla guida dei Tall Dwarfs, pervicacemente sfuggendo a ogni catalogazione (“post-folk rock” può dare una vaga idea…) e, va da sé, pure alle classifiche di vendita. Poco male, se si considera la produzione copiosa ma di caratura elevata da riunire nomi illustri dell’aristocrazia indie. Se infatti tra i numerosi connazionali sfilano infatti nomi classici in gran forma (Chills e Bats, Verlaines e i fratelli Kilgour dei Clean) a fianco di giovani parecchio convincenti, spetta alla varietà della scrittura fungere da prezioso collante.

Senza far torto a nessuno, segnaliamo su un resto mai meno che buono le interpretazioni soffuse di Yo La Tengo, Bonnie ‘Prince’ Billy e Lambchop; la passione di Boh Runga e dei Mountain Goats; l’ironia lieve di Stehpin Merritt, Lou Barlow e del povero Jay Reatard. Fate del bene a Chris e a voi stessi mettendovi in casa due ore che scorrono in un lampo. Meglio ancora se così verrete a sapere dell’esistenza di un songwriter talentuoso e suo malgrado poco conosciuto.

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