• Dic
    13
    2012

Album

Exceptional

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Finest Hour – l’album di debutto della Submotion Orchestra – lo scorso anno non è stato incluso nelle year-end charts più quotate, ma più o meno tutti quelli che lo hanno ascoltato ne hanno tessuto le lodi.

Nata nel 2009 a Leeds su commissione della Arts Council, la band è formata dal batterista jazz Tommy Evans, dal percussionista dal tocco latino Danny Templeman, dal bassista Chris Hargreaves, dal tastierista Taz Modi, dai fiati di Simon Beddoe e dalla voce di Ruby Wood, laureata al Leeds College of Music’s con formazione jazz. Dirige l’orchestra mister Dom Howard aka Ruckspin, ovvero metà del progetto chillstep Author. Detta così è facile pensare alla cocktail music da Buddah Bar.

In un certo senso è così: la Submotion Orchestra parte dalle diramazioni cool-chic anni ’90 e le modernizza con sonorità contemporanee. Nel secondo album Fragments abbiamo infatti un concentrato di frammenti vellutati figli dell’acid e del nu jazz, battute lente tra downtempo (Zero 7) e certe cose trip hop (Morcheeba) e la profondita dei bassi dubstep. E’ chillstep che non disdegna il drop: provate ad togliere mentalmente tutta la componente beat e wub-centrica da brani come Fallen, rimane un pop da locale jazz, con tutti i pro e i contro del caso.

It’s Not Me, It’s You è un misto tra trance-voices, SBTRKT e impianto jazzy di chitarra e trombaThousand Yard Stare è puro dubstep, privo dell’aurea dui Ruby Wood ma arricchito da fiati sbilenchi, impro pianisitici ed archi, mentre ad ampliare ulteriormente la contaminazione temporale ci pensa lo spokern-rap di Rider Shafique che sul finale di Times Strange riporta la mente ad alcune cose di Roni Size & Reprazent senza ritmiche d&b. Nella conclusiva Coming Up For Air troviamo infine anche sonorità orchestrali con crescendo quasi post-rock (vagamente The Cinematic Orchestra se vogliamo). Il brano simbolo del set è probabilmente Blind Spot con Roby protagonista (ma sempre in bilico tra sublime diva soul e vocalist da X Factor), basso che cresce sottopelle, giri che aumentano ed esplosione droppata con l’arrivo della batteria.

Quando tutto torna ed è calibrato nel modo giusto la Submotion Orchestra riesce a creare un gioco di atmosfere piuttosto intrigante, il rischio stucchevolezza però è spesso dietro l’angolo ed è un peccato, soprattutto considerate le qualità dei singoli e la produzione di Ruckspin, che speriamo essere più presente in futuro.

12 Dicembre 2012
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