• Mar
    15
    2013

Album

Perfect Sound Forever

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I promettenti The Ruling Class, che cinque anni fa sembravano poter dare vita ad un nuovo revivalismo targato madchester, hanno avuto un percorso effimero terminato dopo la pubblicazione del primo e ultimo EP intitolatoTour de Force. Gli ex-The Ruling Class Jon Sutcliffe (voce), Tomas Kubowicz e Andrew Needle (chitarre) – con l’aiuto di Jakub Starzyński (basso) e Lewis Jones (batteria) – dal 2011 si fanno chiamare SULK.

Più che una vera ripartenza, quello a nome SULK rappresenta un proseguimento di un’avventura sotto diversa identità: l’album di debuttoGraceless infatti propone in tracklist quattro brani – Sleeping Beauty,FlowersIf You Wonder e Marian Shrine – già presenti nel Tour de Force EP e rivisti per l’occasione. Poco male, stiamo pur sempre parlando di coordinate stilistiche (madchester-baggy e dintorni) talmente radicate in un determinato periodo storico che non sarà certo mezzo decennio di ritardo a cambiarne la prospettiva e la contestualizzazione.

Anzi, per una utopica nuova madchesterizzazione sono probabilmente più incisivi i recenti comeback live di Stone Roses,Inspiral Carpets e di altri protagonisti brit ’80-’90 che le modernizzazioni anni zero di Kasabian o The Music. Dopotutto concetti quali l’integralismo nostalgico e la perenne celebrazione dei soliti noti sono alla base del DNA di un credo che vanta ancora tantissimi seguaci.

In questo scenario i londinesi capitanati da Jon Sutcliffe sono perfettamente a loro agio. Prendendo spunto sia dalle band di culto (TopMilltown Brothers) sia dai pesi massimi del genere (dai Stone Roses ai Charlatans) i SULK di Gracelessvanno dritti all’obiettivo: realizzare una sequenza di potenziali stadium anthems dalla fisionomia brit e le dieci tracce del disco prodotto da mr.Ed Buller (storicamente a fianco dei Suede e non solo) non falliscono.

Tutto sembra seguire un pattern prestabilito, prendete ad esempio Whises: riff iniziale che già fa intuire facilmente il ritmo baggy della batteria, strofa di scuola Ian Brown e chorus aperto in perfetto stile britpop. Non solo madchester però: soprattutto nei brani post-The Ruling Class gli intrecci chitarristici che seguono gli insegnamenti guitar-pop di fine anni ’80 – ma anche di Noel Gallagher – riescono a sfornare anche leggere carezze psichedeliche (la ballad The Big Bluedal ritornello senza tempo), passaggi dal taglio epico-fluttuante non troppo lontano da quello proposto dai Born Blonde(Back in Boon) ed in generale da un mood più nostalgico che da 24 Hour Party People.

Come Father Sculptor e Northern Portrait (versante Smiths), i SULK con Graceless dimostrano che in qualche occasione la qualità media dei brani può compensare in pieno una portata innovativa ai minimi termini. La ricerca del “nuovo” a tutti i costi per una volta può attendere.

17 Aprile 2013
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