• Mar
    23
    2015

Album

Fire Records

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Sono deliziosamente monotematici questi neozelandesi. Ovvero, una volta piantato il perno dalle parti di un lo-fi pop dalle stigmate psych, e stabilito il raggio d’azione tra garage e shoegaze, da cinque anni a questa parte non fanno altro, e lo fanno benissimo. Già l’esordio lungo Kudos era apprezzabile, mentre due anni fa We Knew It Was Not Going To Be Like This ribadiva forte di una scrittura più strutturata. Oggi tornano con un Jekill Island che è tutta disinvoltura speziata e languore acidulo, undici pezzi che sembrano volersi aggrappare all’idea di tempo dilatato, visioni caramellate e strappi urticanti.

Retromaniaci quel tanto che basta, fermandosi cioè sulla soglia del modernariato e preferendo scorrazzare sul praticello dell’attitudine intensa e sbarazzina ad un tempo. Se i riferimenti più ovvi vanno dai conterranei The Clean e The Bats spediti in scia cosmica Spacemen 3, è altresì ravvisabile un senso di caligine Clientele (soprattutto in Spec City) con ingegneristici dosaggi di acido Kula Shaker (si senta l’iniziale Beat the Summer Heat). E’ insomma un’insalata di feedback, distorsioni e resine varie che ben accompagna la verve melodica e che magari suona pure un po’ furbetta. Ma chi se ne frega: pezzi come What They Need, col piglio sferzante e quei coretti scivolosi, Thumbs Up col suo tumulto dolciastro e la title track col suo siparietto cangiante a corrosivo, sono quei piccoli prodigi che ti auguri di incontrare più spesso possibile.

7 Maggio 2015
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