• Set
    08
    2017

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Bella Union

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Sono trascorsi due anni da quando Susanne Sundfør ha conquistato pubblico e critica con l’electro-pop malinconico di Ten Love Songs. Nel frattempo, l’artista norvegese si è presa del tempo per viaggiare, scattare fotografie e comporre nuove canzoni tra un continente e l’altro, con un carnet di influenze in continua espansione e letture che hanno dato il la a un concept affascinante, prevalentemente acustico, in cui confluiscono ansie per il presente, speranze per il futuro, delicate canzoni d’autore e musique concréte. La “musica per persone in difficoltà” è un antidoto alle fake news, all’ascesa dei populismi, ma parla anche d’amore, di scienza e di religione. Un obiettivo ambizioso, in un lavoro che si distanzia nettamente tanto dall’elettronica delle collaborazioni con M83 e Royksopp quanto dal folk essenziale e acerbo degli esordi.

È stata la lettura de L’universo dal nulla del fisico Lawrence M. Krauss a ispirare la matrice “cosmica” del nuovo materiale, così come diversi libri di fotografia. Se Ten Love Songs ha visto Susanne anche in cabina di regia, stavolta in Music for People in Trouble la cantautrice si è avvalsa della collaborazione di Jørgen Træen (già al suo fianco in The Silicon Veil, oltre che spalla di Sondre Lerche nei suoi primi album) e di una pletora di musicisti e di strumenti, spegnendo i sintetizzatori, dando al tutto un feeling organico e lasciando libera la sua voce, accompagnata spesso solo da un pianoforte e una slide guitar. Se già con le major Sundfør è riuscita a sviluppare autonomamente un percorso artistico, con l’esordio su Bella Union è ripartita da zero, senza preconcetti e senza curarsi troppo delle aspettative di un pubblico che ai primi ascolti potrà restare spiazzato – specie se si aspettava un mero proseguimento di discorsi già intrapresi.

Non c’è solo folk, nelle nuove dieci canzoni di Susanne. Impossibile non accorgersi dell’aroma country di Undercover – una torch song di rara potenza ed espressività, molto più che un brano “alla Dolly Parton” come lo definisce con modestia l’autrice –, delle atmosfere jazz di Good Luck Bad Luck, e di quanto John Grant sia il partner perfetto, con la sua voce scura e un sense of drama figlio dello Scott Walker più ispirato, nella conclusiva Mountaineers, tra riverberi, un organo chiesastico e un’evidente impronta gospel.

Ci vuole coraggio per non ripetersi, per guardare sempre avanti e per crescere continuamente. Susanne Sundfør dimostra di averne in abbondanza, e Music for People in Trouble mette in luce lati inediti della sua arte e della sua personalità, sempre con gusto, eleganza e passione.

11 Settembre 2017
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