• mar
    05
    2013

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Secretly Canadian

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Contrariamente a molti colleghi in hype-zone ai tempi del debutto, i canadesi Suuns hanno preferito fare le cose con calma – due anni e mezzo – invece di sfruttare il momento di buona visibilità guadagnato nei mesi successivi all’uscita di Zeroes QC e pubblicare il secondo disco frettolosamente.

L’ultimo materiale a loro nome – il singolo dodici pollici Bambi / Red Songrealizzato in un paio di settimane a Montreal – risaliva alla fine del 2011. Da allora si sono chiusi in studio per registrare il sophomore Images du Futur, immersi in un clima sociale (la protesta degli studenti in Quebec) tanto eccitante quanto pieno di speranza e frustazione, secondo quanto dichiarato dal leader Ben Shemie.

Una certa atmosfera da impeto sloganistico la si percepisce già dall’iniziale Powers of Ten, dove ritroviamo i Suunsandare a braccetto con l’eccentricità crazy dei Clinic (a livello vocale ma non solo) e con l’indolenza angolare post-hop di certe cose dei These New Puritans. Le immagini del futuro si fanno vive in 2020 (bassline piatta, gioco arty a livello di chitarra e drumming incalzante) e nel restante post-punk scarno ritmato da un metronomo krauto strutturalmente atipico (Minor Work) sporcato, di tanto in tanto, da suggestioni psichedeliche (l’apporto melodico del chorus di Mirror Mirror) e tentazioni math.

Sunns non lasciano nulla al caso, amano studiare effettistica e manipolare il suono creando veri e propri stand outsfuori contesto come l’ottima Edie’s Dream, onirico viaggio Radioheadiano sospeso tra sofisticherie jazzy e una coda psy.Radiohead che ritornano, con un impatto meno etereo (e meno sfacciato rispetto alle ultime uscite dei Polyenso e Alek Fin), anche nella tessitura strumentale di Sunspot (giro di basso di scuola Colin Greenwood compreso) o in alcuni risvolti di Bambi, qui presente in una nuova versione, più corta e meno elettronica. Abbastanza trascurabili invece i tre minuti dronici della title-track.

Non mancano spunti interessanti a livello strumentale – l’unisono bass-guitar di Holecene City o il penultimo commovente minuto di Music Won’t Save You sono solo due esempi – mentre è lecito continuare a nutrire alcune riserve sul timbro di Ben (i facili paragoni probabilmente non lo abbandoneranno mai…) e sulle prospettive future del progetto. Dovranno infatti dimostrare – e le potenzialità ci sono – di potere ambire ad una carriera di maggiore consistenza rispetto a quella dei già citati Clinic, ormai da anni caduti in un limbo fine a se stesso e piuttosto impalpabile dall’esterno.

27 Febbraio 2013
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