Live Report

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“The night of the duos”. Ovvero, come una domenica sera stanca e silenziosa si trasforma in un orgiastico gang-bang sonico. Due coppie copulano sul palco prima dell’avvento degli attesissimi Talibam! from NY. Per primi Alessio Compagnucci e Alessandro Calbucci, ex sezione ritmica dei Sedia, con uno scarno set di divagazioni per basso e batteria. Una prima assoluta che incuriosisce nei suoi vuoti pneumatici e lascia curiosità sulle future evoluzioni. A ruota Plaisir, chitarra e batteria per un sonic mayhem senza sosta, che deve molto al grunge più grumoso. Una sorta di Soundgarden meets Lightning Bolt.

Preliminari gustosi, ma lo scarso pubblico presente, testimone del morente state of the art dell’underground italico, tutta chiacchiera e distintivo, ha però poca attenzione voyeuristica da dedicare ai gruppi spalla. Devozione e curiosità sono tutti per l’attrazione principale. Dal trio apprezzato su disco sparisce il feedbacksaxophone di Ed Bear, e non è una perdita da poco. Le dinamiche si riducono giocoforza ad un continuo dialogo a due. Se questo riduce le possibili contaminazioni, lascia spazio ad aperture synth-batteria non da poco e permette di capire di che pasta sono fatti. Sembrano comunque non accusare il colpo e attaccano a testa bassa investendo l’audience con una furia devastante. Matt si dimena come un ossesso tarantolato sul suo scalcagnato synth. Ne estrae rumori, brontolii, strepiti, stralci di melodie senza tempo, trovando anche il tempo di duettare col sodale in esilaranti siparietti nonsense su conigli giganti e peni scomparsi. Kevin risponde dal suo essenziale drum-kit indossando i panni, non solo metaforici, dello schizofrenico in crisi epilettica. Il suo volto si deforma. Lo sguardo è perso. Le braccia vorticano senza sosta, al punto da sembrare 2 o 3 batteristi in uno.

Lo spettacolo vero, però, non è solo in quel che vediamo. Lo spettacolo è in quello che è sotteso alla radicalità delle impro. I due sono orgasmici, umorali, al limite del rissoso e mettono in scena un teatrino consapevolmente d’avanguardia, in cui masticano le ferraglie sonore degli ultimi 50 anni. Le risputano reinventandole sotto la lente deformante di una libertà d’azione totale e follemente fuori da ogni schema. Ma lo fanno, e qui sta il bello, con uno schema, con una progettuale idea di fondo che ha come obbiettivo quello di unire l’impro colta con quella destrutturante e di matrice rock che stava alla base del post-punk e della no-wave più rovinosa. Tutto è apparentemente caos, ma nulla è appartenente al caso. Se a volteggiare sul palco è il simulacro di Sun Ra e a benedire dall’alto è lo spirito libero di un Coleman ubriaco e drogato, ad agitarsi sul palco sono i fantasmi del rock che abbiamo sempre apprezzato. Questo sono i Talibam! oggi, autunno 2007. Cosa saranno tra qualche mese nessuno può immaginarlo.

31 Ottobre 2007
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