• Feb
    01
    2009

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V2 Music

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Ce le ricordavamo più tribali, robuste e ossessive, le Telepathe, all’altezza dei primi passi vinilici. Ma si sa, le corte distanze possono ingannare nella stessa misura in cui i primi passi non sempre portano a luoghi (musicalmente) certi. Eccole ora qui, Busy Gangnes e Melissa Livaudais (synth, beats, qualche chitarra e tante voci), alle prese con l’esordio lungo; con quella prova che le metterà spalle al muro e di fronte al mondo, visti anche i nomi coinvolti nell’assemblaggio di Dance Mother, in primis quel Dave Sitek di Tv On The Radio memoria.

C’è da dire subito che per chi le seguiva da tempo lo scarto è notevole. Il suono si fa meno corposo, si sfilaccia da quella wave “percussiva” e così tremendamente newyorchese che caratterizzava le uscite minori Farewell Forest e Sinister Militia, per avvicinarsi ad un concentrato compatto e (quasi) senza fronzoli di synth-wave-pop accattivante e giocosa. Ripetitiva e minimale. Ossessiva nella sua elementarità. Ma è il senso di evanescenza al limite dell’ectoplasmico a segnare sottotraccia i 9 pezzi di Dance Mother. Un senso di sfuggevolezza che assume di volta in volta forme diverse a seconda della strumentazione usata e che fa pensare ad una sorta di haunted-pop songs.

Qualcuno dirà che sono perfette per l’innocuo pubblico da performance arty che ingolfa certo sottobosco indie williamsburghiano. Noi risponderemo che certi dischi, nonostante riferimenti ovvi e un certo senso di inevitabile dejà-écouté, si fanno apprezzare al di fuori di qualsiasi improduttiva contorsione mentale sull’utilità della musica.

9 Febbraio 2009
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