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6.4

I Declare Nothing: è davvero il caso di dirlo, per questo album frutto della collaborazione tra la canadese trapiantata a Londra Tess Parks e Anton Newcombe, leader dei Brian Jonestown Massacre e già ottimo e visionario producer della propria label A Recordings. Sì perché I Declare Nothing, a dispetto di una produzione tanto mirata e settoriale quanto rigorosa ed epicamente scarna, non va al di là di una buona prova di britpop-shoegaze leggermente virata in chiave psichedelica (è il caso dell’opening track Wehmut, che chiama ad alta voce la band di Richard Ashcroft).

La parola per questo album è Creation: vi ricordate quel marchio di fabbrica impresso da Alan McGee alla musica inglese all’inizio degli anni ’90? Echo & The Bunnymen e gli Stone Roses, gli Oasis di Definitely Maybe e ancora tutta la produzione dei Verve e i primi Glasvegas: è questo il terreno di riferimento su cui ha girato – in tondo – la coppia Parks/Newcombe. Il risultato è uno space rock rallentato, vagamente visionario, basato su canzoni che mostrano una struttura basica per il genere e una voce che appare fin troppo ruvida e strascicata (Peace Defrost).

Gli amanti di certo british rock vecchia scuola ameranno anche I Declare Nothing, e probabilmente saranno gli stessi che apprezzano anche The Brian Jonestown Massacre o certe derive psichedeliche dei BRMC. Il problema di questo disco è una scrittura poco incisiva che risente di una produzione sui singoli brani troppo omogenea: è come se si stesse ascoltando lo stesso brano dall’inizio alla fine, con i dovuti cambi di tempo. Gli elementi sonori sono sempre gli stessi: una voce ruvida effettata, un organo, chitarre shoegaze e acustiche degne di un Noel Gallagher in acido.

Nonostante questo, alcuni brani da segnalare ci sono e fanno il loro dovere, pur pagando forti tributi: è il caso di Mama (una psycho ballad che ripesca gli Oasis del 2002), della dilatazione sonora nella successiva Voyage de l’Ame o per esempio di una swamp ballad come Meliorist che, pur nella sua monotonia, cambia ritmicamente le carte in tavola (ospitando, tra l’altro, la voce di Anton Newcombe).

Avranno anche studiato insieme, Tess Parks e Anton Newcombe: ma l’esame è superato a metà.

 

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