• Set
    30
    2016

Album

Disco Futurissimo

Add to Flipboard Magazine.

Più di un decennio speso a raschiare il fondo dell’amorfo panorama underground italiano, un sette pollici completamente DIY, qualche apparizione sui palchi oltre confine ed una guerra dichiarata all’apatia della provincia, quella pugliese per essere precisi. The Barsexuals – trio garage-blues con base a Lucera – si fanno trovare pronti all’esordio sulla lunga distanza con questo Black Brown and White, mix esplosivo di quanto più fragoroso e luciferino abbia offerto la miscellanea di attitudini che spaziano dal punk al blues, fino al garage-rock più metallico ed estremo. Nudo e crudo, registrato in presa diretta e senza sovraincisioni, il disco porta anche la firma di Rosario Memoli (Disco Futurissimo), mente e suono del controverso ma affine progetto garage-psych rintracciabile sotto il nome di Provolone Records.

Sorrideranno dunque gli estimatori di quel sound ruspante costruito sul più semplice ed efficace girotondo di chitarra-basso-batteria, scevro da fronzoli e contaminazioni indie, oltre che interamente votato a ballatone garage-blues sulla strada che dalla Memphis degli Oblivians porta fino alla Detroit dei The Gories di House Rockin’, punti di riferimento imprescindibili per decifrare il disco. Sprezzanti del politically correct, i quindici proiettili al fulmicotone di Black Brown and White invocano il perdono divino (Jesus Give Me One More Chance), recitano salmi pornografici che inneggiano al sesso e agli anestetici (nell’allucinata ed hendrixiana Mother Morphine), sghignazzano beffardi (Dancing On Your Grave), preferendo una linea eccessiva quasi stoner che congiunge idealmente gli Hüsker Dü di Zen Arcade e The Stooges di Fun House. Tra il riff à la ZZ Top di Black Brown and White e le paranoie sonore di Junker Blues – che ricordano il buon vecchio Seasick Steve – c’è una lunga scia sanguinolenta che lega l’esordio dei The Barsexuals al più radioattivo Jay Reatard (Bum Again), oltre che alle timbriche scurissime dei The Blackwater Fever (Rye Whiskey).

Un disco che ad un primo ascolto potrebbe sembrare eccessivamente derivativo, ma che in realtà ha tutte le carte in regola per venire (finalmente) fuori dal buio dell’underground. Converrà tenerseli stretti The Barsexuals, dal momento che merce così è sempre più rara da queste parti.

30 Settembre 2016
Leggi tutto
Precedente
Machinedrum – Human Energy Machinedrum – Human Energy
Successivo
Hydrogene Sea – In Dreams Hydrogene Sea – In Dreams

album

recensione

recensione

artista

artista

Altre notizie suggerite