• Set
    01
    2012

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Provarci non costa nulla, chiami a raccolta i tuoi amici di sempre e formi una band con il più classico dei sogni di gloria annesso. Far musica cercando il successo o far musica in quanto spinti da un incontenibile flusso creativo? Gli inglesi The Chevin appartengono con ogni probabilità alla prima categoria, almeno a giudicare dall'album di debutto Borderland.

Anticipato di qualche mese dall'EP Champion, l'esordio lungo di questi quattro ragazzi dello Yorkshire ha un obiettivo chiaro come la luce del sole: l'airplay radiofonico, magari cercando di scalzare i sempre più arrugginiti The Killers.

I The Killers sono senza dubbio il grande punto di riferimento dei The Chevin: non è il solo singer Coyle Girelli ad avere un timbro simile a quello di Brandon Flowers, ma a sfiorare il plagio intelettuale è proprio l'impalcatura stilistica della band, fatta di tappeti di synth, aperture alla U2 (Love is Just a Game) e la classica alternanza di brani una volta epici (Drive, So Long Summer) e la volta dopo uptempo/festaioli (Champion, Colours).

Se poi ci aggiungiamo le chitarrine acustiche folk-country tanto di moda (Blue Eyes) è chiaro che per i The Chevin la strada sia praticamente spianata, come testimoniano la guestata al Letterman nella puntata con Michelle Obama e la preseneza nel videogame FIFA13.

Per carità, sono anche bravi in quello che fanno (vedi la title track tra Killers e Coldplay, passando per gli Arcade Fire) ma nel 2012 è decisamente poco edificante presentarsi con una proposta di questo tipo, così infarcita di evidenti riferimenti poco illustri. Borderland nel complesso è forse più apprezzabile di Battle Born, ma chi copia difficilmente la vince. 

6 Ottobre 2012
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