• Mag
    03
    2013

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Domino

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Le bombe post-r&b/soul di inizio decennio hanno letteralmente rivoluzionato la black music. Lo hanno fatto partendo dal basso, creando nuove icone del pre-mainstream (The Weeknd), regalando nuovi nomi alle zone alte delle charts (Frank Ocean) e, non ultimo, costringendo le superstar già affermate ad aumentare il contenuto artistico delle proprie opere (da UsherJustin Timberlake).

Oggi, che i pionieri del mutamento sono giustamente acclamati quanto lanciati e che anche il mainstream ne ha inglobato alcune caratteristiche, è il sottosuolo a necessitare di una nuova spinta rinnovatrice. Dopo alcune uscite minori (Collarbones) e l’atteso debutto degli Inc. rivelatosi poco ispirato, ci ha pensato Autre Ne Veut a riportare in alto l’asticella della corrente white r&b. In questo scenario, il ruolo di The Child Of Lov è un po’ quello del jolly della situazione, musicalmente più diretto e contagioso e meno incline all’astrazione.

Dopo aver nascosto per qualche tempo la propria identità, l’olandese Cole Williams/The Child Of Lov ha sfoggiato tratti somatici est-europei ed una vistosa tendenza agli outfit improbabilmente kitsch (se prendesse How To Dress Well alla lettera, oltre che come nume tutelare…). Lanciato sulla rete da singoli quali HealGive Me e FlyTCOL ha recentemente completato la personale conversione alla cultura black attraverso la realizzazione dell’omonimo album di debutto, pubblicato via Domino con il supporto collaborativo di Damon Albarn (che tra l’altro duetta nella fattanza da divano intitolata One Day) e DOOM.

Flussi sonori ed influenze – per dire, Give Me unisce Beck e Cee-Lo Green – scorrono inarrestabili verso il punto di congiunzione chiamato The Child Of Lov (ovvero Light, Oxygen e Voltage), un pericoloso incrocio privo di semafori dove basta un nonnulla per creare un incidente (alias cadere nel pacchiano fuori controllo). Fortunatamente fila quasi tutto liscio nel vorticoso susseguirsi di beat di scuola hip-hop (Living The Circle), di falsetti imperiosi e di torride atmosfere da – Dirty – Southern USA. Il cuore di Cole dice D’Angelo, ma nelle sue vene scorre un sangue Funkadelico che arriva finoPrince (Heal), passando per André 3000.

Colpisce senza dubbio nel segno quando il trademark si fa più corposo (Give Me, le battute sbilenche di Owl con flow diDOOM), quando il ritmo prende il sopravvento (Fly, nuovamente in zona Gnarls Barkley) e nel manifesto autoreferenziale Warrior, mentre convince meno in episodi minori come il languido tocco soul di Call Me Up o gli eccessi retrò – e vagamente reggae – della solare Give It To The People.

Era forse lecito aspettarsi qualche cartuccia in più a livello di esordio lungo, ma i pezzi da novanta ci sono già tutti, figli sia di una potenza vocale fuori dal comune, sia di ottime idee a livello strumentale/compositivo. Nonostante la caratura e l’impostazione da indie-r&b, non è azzardato parlare di ipotetiche hit-tormentone.

24 Aprile 2013
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