Recensioni

7.5

Un recupero oltre l’extremis necessario da fare. Licenziato da Impulse! a settembre 2019, The Afterlife è il naturale proseguo di Trust In The Lifeforce of the Deep Mistery, pubblicato a marzo e accolto con giustificato entusiasmo sulle nostre pagine. Due lavori che devono essere considerati come una entità unica e su questo Danalogue, il tastierista ballerino, è stato abbastanza chiaro: «l’aldilà è stato per millenni un argomento di profonda considerazione e una delle chiavi della mitologia spirituale in tutto il mondo, i due dischi possono essere visti come compagni che non possono esistere l’uno senza l’altro, come giorno e notte, luce e oscurità, creazione e distruzione. Sono stati fatti insieme, allo stesso tempo, e sono sempre stati pensati per essere vissuti insieme». Una dichiarazione più efficace di qualsiasi comunicato stampa.

Sei tracce per una trentina di minuti scarsi, il nuovo lavoro dei Comet is Coming si può idealmente dividere in due tronconi: una prima parte più onirica e spacey, addirittura morbida, intesa come una sorta di lisergico requiem e formata da All That Matters Is The Moments (con uno Shabaka über alles, e che vede la partecipazione di Joshua Idehen, poeta e già collaboratore di Sons of Kemet e delle comete), The Softness of The Present e The Afterlife, e una seconda decisamente più groovy e sudata, formata dalla title track e da Lifeforce pt.I e II, e che evidenzia – se ce ne fosse ancora bisogno – il lato più clubber di King Shabaka, diavolo delle ance con il cuore rivolto al dancefloor. Menzione particolare meritano le due Lifeforce citate qua su, esplosioni cellulari in stop motion che deflagrano con velocità pazzesca nella seconda sezione, con il sax di King Shabaka a ricamare fraseggi da tracciati ECG fuori scala. Se dovessi scegliere la colonna sonora per una mia reincarnazione, beh non avrei di certo dubbi. L’ideale uscita dall’utero è appannaggio di The Seven Planetary Heavens, chiusura perfetta per un lavoro senza sbavature.

Cos’altro si può aggiungere su Shabaka e le sue (giusto per rimanere in tema) reincarnazioni? Poco e nulla, se non che se la New Thing deve trovare nuove strade, deve per forza fare i conti con Shabaka e la sua New Wave of British Experimental Jazz. Dall’altra parte dell’Atlantico, qualche domandina se la stanno già facendo.

Voti
Amazon

Ti potrebbe interessare

Le più lette