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6.9

Senza Dave Grohl tutto questo non sarebbe accaduto. È stato il cantante dei Foo Fighters a invitare i Cribs nel suo studio, una mano tesa in un periodo che sembrava piuttosto ostico per i fratelli Jarman. Infatti, rotto col management e in piena indecisione sul futuro della band, non era così scontato rivedere la band al lavoro sul nuovo materiale. E invece ecco Night Network, un ritorno al passato con una consapevolezza precisa del presente.

Più che sopravvissuti a loro stessi, i Cribs pescano in lungo e in largo da suoni vicini e lontani proprio per rinforzare il loro sound. Ed ecco i Beach Boys nell’iniziale Goodbye o l’energia Motown in Under The Bus Station Clock, ma c’è anche il brit pop dei Blur di In The Neon Night e, soprattutto Lee Ranaldo che torna a dare una mano, lo si sente soprattutto in I Don’t Know Who I Am.

Difficile trovare in giro tanta schiettezza tra le pieghe dei suoni, delle parole e di un’identità quasi ostentata che si fa gioco di specchi. Sarà proprio questo il motivo di un’accoglienza così calorosa per un ritorno più che gradito, e la sola Running Into You potrebbe bastare a giustificare tutto questo.

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