• Mag
    28
    2013

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Zirkulo

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The holy roller bloomingblighters are singing the freedom of utopic space“. “The nature of utopic space is the fractal interdimension between the fourth and fifth dimensional realms“. Queste sono solo due delle frasi esoterico-filosofiche presenti nell’assurdo artwork di Cave Rave ideato e realizzato dal visionario Paul Laffoley in omaggio ad alcuni nomi – Rudolf Steiner e la sua antroposofia, ad esempio – che hanno fatto la storia dell’immaginario punto d’incontro tra psicologia, spiritualità, scienza e religione.

Che questi Crystal Fighters fossero personaggi fuori dagli schemi lo si era già capito ai tempi dell’interessante debutto Star of Love, ma la presentazione extra-musicale del secondo lavoro (pubblicato via Zirkulo/PIAS) spiana la strada ad un nuovo livello di follia nella corsa verso l’oltre. Prodotto da Justin Meldal-Johnsen a Los Angeles, Cave Rave è stato scritto dai Crystal Fighters in territorio Euskadi ed eredita dal predecessore tutto quello spirito tradizionalista che da sempre è parte fondante del codice genetico dei cinque basco-londinesi.

Se non vengono tradite le influenze trad, è facile invece notare una minore propensione verso le tentazioni elektro-oriented che avevano reso brani come I Love London e il pezzo da novanta Xtatic Truth veri e propri indie club anthems. Poco male: l’energico folk danzante di You & I ha tutte le potenzialità per finire in high rotation persino nelle radio più generaliste (se ci son riusciti Of Monsters And Men e Lumineers…). Quantità industriali di energia radio-friendly anche nei saliscendi pop di Wave e in quel mix trascinante di suggestioni che spaziano tra il bucolico (strumenti acustici, good vibes e psichedelie annesse) e il dancefloor (cassa dritta, micropassaggi droppati) che caratterizzano le dieci tracce che compongono l’album.

Sicuramente attaccabile sotto più punti di vista (Star of Love era più genuino), Cave Rave è comunque un disco che, nella sua continua imprevedibilità, funziona in tutte – o quasi – le proprie sfaccettature. Lo fa nei pezzi più furbi da scampagnate happy-folk (No Man), nella VampireWeekendiana L.A. Calling (cori da stadio a parte), nei contagiosi break afro di Separator e addirittura nelle improbabili ballads Bridge Of Bones e Everywhere. La prima ha un arrangiamento e un tocco corale talmente pacchiano – quasi clericale – che deve essere per forza voluto, mentre la seconda vanta un ritornello tranquillamente “coverizzabile” da Justin Timberlake. Quello che colpisce è l’incredibile concetrazione – sicuramente maggiore rispetto a quella dell’ultima fatica degli amici Is Tropical o del debutto lungo degli smile-poppers Youngblood Hawke – di wannabe hit che volenti o nolenti riescono ad insinuarsi nelle sinapsi con grande facilità. Insomma, il disco centra l’obiettivo nel suo essere inammissibilmente paraculo.

L’estate è alle porte e tutto è concesso, compreso il lasciarsi andare ai ritmi disimpegnati e youthful dei Crystal Fighters. Divertimento assicurato.

22 Maggio 2013
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