• giu
    07
    2019

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Divine Comedy Records

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Che siano colpa della noia della provincia o della sete di potere, che si consumino in un anonimo open space in un non-luogo di periferia o che abbiano per sfondo i grattaceli della City, gli intrighi da ufficio sono un topos narrativo molto sfruttutato – forse anche troppo – dalle serie tv, comiche o drama poco importa, con una lista che da Mad Men The Office (ovviamente…) potrebbe occupare tutto lo spazio della recensione. Il successo di queste imprese narrative, per loro natura ripetitive come una giornata alla scrivania, si basa su di un mix di autocommiserazione, riscatto, lotta per il potere, Davide contro Golia, soap opera, elementi che fungono molto spesso da comfort food per serate divanate senza troppo impegno per il cervello. E la politica da ufficio è il tema esplicito anche dell’ultimo album di Neil Hannon, in arte Divine Comedy che torna dopo il non riuscitissimo Foreverland del 2016 con l’ennesima raccolta di canzoni pop eclettiche, impregnate di sense of humor e di storie ordinarie o giù di lì che vengono nobilitate da una capacità melodica fuori dal comune.

A differenza del passato recente, da quando cioè – era il 2010 – Neil Hannon pubblica i propri album con una etichetta discografica personale, qui c’è meno nostalgia verso il passato, sostituita da una dose non omeopatica di elettronica. E non è sempre un bene. Se l’idea da cui scaturisce la title track è divertente (una sorta di rap mescolato agli Add N to X) e infarcita di graffi geniali («See that PowerPoint presentation? Worthy of a BAFTA nomination»), non lo stesso si può dire di Psychological Evaluation (l’idea di un colloquio con un bot non è male, ma musicalmente il brano pare un rabbercio mal riuscito), o di una The Synthesiser Service Centre Super Summer Sale (che stanca già ad un secondo ascolto). Anche sul fronte più classico, quello più familiare a Hannon, non tutto fila liscio: Phillip and Steve’s Furniture Removal Company gioca con il teatro (una passione che contraddistingue da sempre la sua produzione), ma stanca un pochino troppo presto; You’ll Never Work In This Town Again affonda nella tiki bar culture, ma è appena oltre il limite tra citazionismo e trash.

Per fortuna ci sono sempre anche le buone idee: la divertentissima Queuejumper, l’agrodolce e intensa Norman and Norma, il clamoroso chamber pop di Absolutely Obsolete, l’intensità di When The Working Day Is Done. Forse oggi non si può chiedere di più a un artigiano che ha sicuramente nel passato l’apice della propria produzione. Accontentiamoci di una serie di canzoni divertenti, alcune ben riuscite, che si faranno fischiettare per diversi mesi a venire. Comfort food, appunto, di pregevole qualità.

11 Giugno 2019
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