• Ott
    01
    2006

Album

ATP Recordings

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Intitolare un album come il luogo in cui è stato registrato è un po’ come farlo self titled, al punto che potrebbe sorgere il dubbio che ci sia stata poca originalità. In questo caso, Gala Mill – una fattoria nell’est della Tasmania, ritratta anche nel prezioso artwork virato seppia – riflette profondamente il senso di appartenenza al territorio da parte degli australiani Drones, e lo fa secondo i dettami teorici del folk più tradizionale, ovvero cantando quei luoghi e le storie di chi vi ha vissuto, quasi come gli aborigeni cantavano (cantano?) la creazione seguendo le ancestrali songlines.

Disco chiaroscurale e dall’appeal vagamente carsico, l’opera terza dei quattro è un insieme di canzoni sanguigne, suonate con lo stomaco, che tuttavia prima di detonare del tutto nel cuore e nella testa necessita di essere metabolizzato. Non un difetto, anzi. Se il principale modello di riferimento è il Nick Cave cantautorale –  non  l’invasato delle prime produzioni a nome Birthday Party, bensì l’oscuro e maledetto delle Murder Ballads –  il risultato attualizza quelle atmosfere in chiave etimologicamente folk (vedi il violino di Michelle Lewit e la slide di Dan Luscombe).

La vera forza sta, però, nella perfetta fusione tra arrangiamenti strumentali e lirismo dei testi. Nei nove lunghi brani rivivono magicamente le storie di personaggi spesso dimenticati, come il detenuto cannibale Alexander Pearce (Words From The Executioner To Alexander Pearce) o la disperazione di uomini qualunque sconfitti dall’esistenza (la tirata I Don’t Ever Want To Change), mentre pezzi come la sentimentale ed introspettiva ballata di Dog Eared o Work For Me–  che vede l’esordio alla voce della bassista Fiona Kitschin – rievocano ancor di più lo spettro delle ballate assassine e di tutto un certo rock dal mood oscuro e depravatamente lirico (in pratica dai Tindersticks agli Angels Of Light di Michael Gira, tanto per far due nomi).

Su tutte, basti la conclusiva Sixteen Straws: partendo da alcuni versi del traditional Moreton Bay, Liddiard deraglia con l’immaginazione finendo col narrare storie di detenuti e morale cattolica, suicidi e sensi di colpa, in una lunga e struggente ballata per sola armonica e chitarra acustica che chiude idealmente il cerchio aperto dall’iniziale Jezebel, ad essa speculare (si veda l’impianto chitarristico di quest’ultima e la delirante coda strumentale, tra wall of sound e rumori ambientali)

Nel suo essere viscerale, liricamente profondo e musicalmente ineccepibile, Gala Mill si candida da subito per il podio del 2006.

1 Ottobre 2006
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