Recensioni

C’era parecchia attesa da parte del piccolo stuolo di fan
del quintetto del Nebraska per questo ritorno nella lande italiche dopo la
comparsata del 2005 di spalla a Bright
Eyes
in occasione di “Ferrara sotto le stelle” (ricordata molto
piacevolmente da chi c’era).

Freschi della pubblicazione dell’ultimo intrigante Fasciinatiion i nostri snocciolano il loro repertorio di indie rock virato dance via stuoli
di synth che ha una ballabilità e una fruizione massima appunto “on stage”, il
loro luogo espressivo ideale.

Si comincia con Get
Seduced
che con i suoi loops intersecanti apre la scena ad una delle loro
hit, quella Glass Danse che nel 2001
aveva portato alla ribalta il nome del gruppo poco prima dell’esplosione del
calderone punk funk.

Fra occhiolini ammiccanti ai Depeche Mode nella tetre ma ammalianti Posed To Death e I Treat You
Wrong
ed impensabili ripescaggi (Call
Call
con il suo beat impulsivo e le tastiere tirate a lucido e Take Me To The Hospital, ottima, dalla
raccolta della loro ex-etichetta Saddle Creek 50) lo show intarsiato
di luci strobo ed effetti visivi stranianti va che è una meraviglia. Psycho, auspicabile nuovo singolo,
illustra movenze post punk, Desperate
Guys
e The Geeks Were Right sono
fra i momenti più largamente sponsorizzabili della band, ma è con la carica
energica quasi rock di I Disappear,
con la paranoia simil-techno della veemente Worked
Up So Sexual
e con la strabiliante versatilità da dancefloor di Paranoiattack che si giunge ai vertici
di tutto il live.

Nei bis godiamo della nuova Mirror Error, che suona
parecchio diversa dalla versione su disco (a causa presumibilmente della
difficoltà di riportare quei suoni analogici complessi sul palco), The Conductor a cui brillano gli occhi
pensando agli Human League e Agenda Suicide che chiude il live col
botto.

Con l’unica pecca di un Todd Fink un po’ giù di voce (ma
agghindato splendidamente da dottor-psycho con tanto di camice bianco e
occhiali da uomo-Haçienda) i cinque battezzano una splendida data, con tutta la
carica che contraddistingue il loro suono e che dovrebbe essere solo un
incentivo in più a spazzare via quell’inutile pubblicità portata a favore di
band mediocri come Klaxons o Does It Offend You, Yeah?. Il successo
del nu rave ha un senso solo se ci si ricorda a chi si deve rendere grazie.  Un’ora e dieci di godimento danzereccio.
Rispetto.

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