• Dic
    01
    2011

Album

Quasi Mono

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C'erano tutte le condizioni perché questo disco fosse un esercizio didascalico o – peggio – accademico, come spesso capita quando ci si applica pur col massimo della devozione ad un codice acquisito quale è per noialtri il folk blues. Le due sirene fricchettone del caso sono Ombretta Ghidini (già Le Man Avec Les Lunettes) e l'attrice e musicista Laura Mantovi, chitarre per la prima (più ukulele) e tasti la seconda (più l'armonica), vocalist entrambe, raggiunte e coadiuvate casomai dalla versatile (vibrafono, flauto, percussioni) Stefania Maratti, dalla bassista Giorgia Poli (che ricordiamo negli Scisma) e da altri compagni di merende quali Annie Hall, The Record’s e Guru Banana. La loro magnifica ossessione segue il caracollare fragrante e leggendario delle Billie Holiday e di Tom Waits, gratta la pancia country del folk e l'inquietudine popolare delle dodici battute con l'evidente intenzione di allestire siparietti alternativi alla consuetudine pop-rock.

In questo senso la opening All I Do Is Sing The Blues è dichiarazione d'intenti abboccata – l'aria da brassa band bucolica, voglia di gospel tra amici, un lucido raziocinio a sovrintendere il progetto – e a dire il vero un po' banale, nel senso che dicevamo all'inizio. Devozione e puntiglio calligrafico, certo, ma l'imitatio Jolie Holland/Sandy Denny approda al più ad un intrattenimento gradevole, come il siparietto stomp fumettistico di Loving U Ku, la gustosa bizzarria filologica della title track o la verve country-errebì di Disappeared (un po' come certe allegrie Will Oldham). E invece no, non è tutto qui. C'è spazio e tempo per situazioni che azzeccano l'equilibrio tra incanto e mistero, ovverosia la chiave di ogni attualità folk: il valzer stringato di Jane's Choice (qualcosa del romanticismo a cuore arso del Nick Cave altezza The Good Son), l'agrodolce processione Black Heart Procession coniugata Waits di Oh What You've Done To Me, il patema delicato di Gentle Way (da qualche parte tra Beth Orton e Suzanne Vega), soprattutto l'onirico lirismo della conclusiva Ballad In Plan D, sorta di sospensione amniotica di particelle Delgados e Yo La Tengo.

Se questi ultimi segnali sono la via che intendono seguire, credo che vada considerato un album non meno che interessante.

27 Dicembre 2011
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