• Set
    01
    2012

Album

Souterrain Transmissions

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Parallelamente all'aumento di interesse verso la nuova scena garage di San Francisco (Ty Segall, Thee Oh Sees, Sic Alps e Sonny and the Sunsets pre-Longtime Companion) anche gli iperprolifici The Fresh & Onlys hanno visto crescere le proprie quotazioni album dopo album, in particolare grazie all'ultimo Play It Strange.

Questa volta si sono presi più tempo del solito, probabilmente per captare, assimilare e riprodurre sonorità per molti versi inedite all'interno del loro repertorio composto principalmente da garage rock psichedelico.

In Long Slow Dance il quartetto guidato da Tim Cohen riprende le ultime influenze sixties (già presenti in Play It Strange) e le rende protagoniste principali nei tragitti jangle-pop (The Go-Betweens dietro l'angolo) che pervadono il disco.

Non solo sixties (la conclusiva Wanna Do Right You con tanto di coretti è emblematica), importante è anche la presenza di brani probabilmente influenzati dalla scena inglese mid-80s (dagli Echo & The Bunnymen agli Smiths) come dimostrano fin da subito nell'iniziale 20 Days and 20 Nights – brano sicuramente riuscito a 360° gradi – e Presence Of Mind. Le chitarre dal sapore western e vaghi sentori vintage-folk in Executioner's Song e nella titletrack arricchiscono il quadro.

The Fresh and Onlys più orecchiabili e pacati che mai quindi, ma l'approccio rock rimane: in Euphoria convivono strofa Billy Idol e chorus psy-garage, Foolish Person ha una lunga e acida coda-assolo di quasi quattro minuti e il college rock di Yes Or No è uno dei pezzi più diretti che abbiano mai scritto.

Contemporaneamente coraggiosi – l'integralista pubblico garage potrebbe non apprezzare – e maturati, i The Fresh and Onlys cercano di reinventarsi nel filone jangle-guitars revival (il passato Captured Tracks aiuta) strizzando all'occhio al pop rock e realizzando un disco sicuramente non rivoluzionario ma piacevole dall'inizio alla fine.

28 Agosto 2012
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