• Apr
    15
    2014

Album

Fooltribe, In The Bottle, Vaggimal, Upupa Produzioni

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Ci lasciammo due anni e mezzo fa con un album d’esordio omonimo che, pur sfilandosi dalla partita delle sonorità inedite, metteva in mostra un’attitudine senza infingimenti, uno stare sul pezzo con pienezza e disincanto, in bilico tra le brume irrequiete del post-rock ed il trasporto ventrale del folk elettrificato. L’opera seconda Coven arriva oggi a confermare tutte le buone impressioni aggiungendo il coraggio di un piglio melodico più marcato, come se i quattro padovani potessero ormai contare su una solidità di intenti tale da evitare qualsiasi gioco al risparmio.

Scritte dal vocalist nonché leader Marco Degli Esposti, le sette tracce squadernano un piglio cantautorale mandato a deflagrare in un crogiolo di frontiera Paisley (la graffiante Let’s Down Our Sorrow), inseguendo un fiabesco vibratile vagamente Billy Corgan (come in Carol) incalzato da vampe ipnotiche Polvo e languore ruggente Buffalo Tom (Skunk). Tra palpitazioni ciondolanti (l’accorata Fever, l’acidula Machine Gun Stars) e turbe arcigne (una Dead Caravan che manda i Gun Club a sbattere col miraggio Black Sabbath), svetta quella The River Song col cuore rapito, l’armonica a precipizio e l’asprezza sabbiosa, come potrebbero dei Calexico prima inaciditi dEUS e poi inteneriti Al Stewart.

Un lavoro generoso, dal carattere forte e dal taglio sempre più riconoscibile. In attesa di capire se ci sono ancora margini di crescita, aggiungiamo senz’altro i The Great Northern X tra i nomi da seguire con attenzione.

3 Luglio 2014
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