• Ago
    16
    2019

Album

Frenchkiss

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Sono passati cinque anni dall’ultimo album degli Hold steady e in quel periodo la band sembrava essere arrivata ad un bivio. Teeth dreams (2014), seppure un passo avanti rispetto al precedente Heaven is whenever (2010), sembrava ratificare la fine di quella fervida ispirazione che aveva caratterizzato album come Boys and girls in America (2006) e Stay positive (2008).

Ma Craig Finn non è certo un perdente (almeno non più, come lui stesso si definiva molti anni fa in un’intervista al Guardian) né una persona che si lascia scivolare addosso le cose senza prenderne il controllo: il nuovo album Thrashing Thru The Passion è la dimostrazione concreta di questo atteggiamento. Impossibile, a questo punto, tralasciare il doppio nodo che lega l’ultimo lavoro del Finn solista (I need a new war) uscito lo scorso aprile e Thrashing… poiché, per mezzo di un moto unidirezionale, il sound del primo sembra incanalarsi nel secondo. È qui che verrà dilatato, ampliato e celebrato. Ma il ritorno al successo passa necessariamente, almeno per una band di lungo corso, dall’esperienza e da una consapevolezza artistica finalmente a fuoco.

Thrashing è quindi, con buona probabilità, il punto più alto della carriera degli Hold Steady, un riassunto glorioso e assieme una rielaborazione di un sound, dunque di più di una manciata di cliché ispirati dalla E street band, ReplacementesManic street preachers, in definitiva qualcosa di prezioso in grado di farsi, ancora una volta, voce narrante della classe operaia. A rendere fluidi come non mai i meccanismi del probabile miglior album di sempre degli Hold Steady contribuisce in maniera decisiva il ritorno alle tastiere di Franz Nicolay. Qui, e nell’epica esplosione dei fiati, si dischiude il segreto del rinnovato spirito della band (Epaulets, Blackout Sam, Confusion in the marketplace). Le prime cinque tracce inedite – e le altre già edite nel corso degli ultimi anni – formano una macchina compatta e quadrata che ritorna a raccontare quelle storie intense che mancavano ormai da un po’. Si citano scommesse, bar, alcolici, mostrine, deserti, Chevrolet, autostrade, i Metallica, Johnny Cash, ma nessuno di questi riferimenti si perde nell’etere: ad ognuno è dedicata una precisa geografia (agiografia) rock fatta di narrazioni tanto dirette quanto evocative.

Il risultato finale è magniloquente, a tratti mitico sebbene mai eccessivo. Thrashing Thru The Passion è l’istantanea più sincera e descrittiva del rinnovato stato di grazia degli Hold Steady.

22 Settembre 2019
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