• Giu
    01
    2012

Album

Warp Records

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The Hundred in the Hands: Eleanore Everdell e Jason Friedman sono una delle tante coppie uomo-donna (o meglio donna-uomo) dell'attuale panorama musicale ad unire velleità pop (dall'indie al rock) e beat elettronici, basti pensare a Sleigh Bells, Crystal Castles, Phantogram, gli ultimi School of Seven Bells o gli appena sciolti Handsome Furs.

La frase "erano meglio ai tempi del primo EP" è un detto che ha fatto letteralmente scuola tra i music nerds. Un modo di dire che però tristemente si adatta alla perfezione su i The Hundred in the Hands, i quali dopo un promettente This Desert EP non seppero confermare quanto di buono mostrato, pubblicando, ormai due anni fa, un dimenticabile omonimo album di debutto.

La volontà di riscatto e il rinnovato appoggio della Warp Records facevano ben sperare, dopotutto una seconda possibilità la si concede a tutti, o quasi. In Red Night l'impatto sonoro è di quelli importanti, merito di un bel lavoro produttivo che rende corpose, profonde ed avvolgenti (a volte forse fin troppo, vedi l'opener Empty Stations) le composizioni: stratificazioni, tappeti di synth, 4AD-Dream e drum machines sono all'ordine del giorno.

E' la scrittura il vero problema del duo di Brooklyn, a livello melodico soprattutto si ha la sensazione che sia tutto un po' forzato o semplicemente poco a fuoco. In più a Eleanore Everdell – in perenne echo chamber – manca forse il carisma vocale di alcune sue colleghe e caratteristiche in grado di renderla unica. Lungo le dieci tracce di Red Night si passa dall'elektrock sfrenato di Come With Me a soft-sofisticherie (la titletrack o l'eterea Lead In The Light) con disinvoltura, passando anche per territori '80s-revival (Tunnels) senza mai però centrare completamente l'obiettivo.

Nonostante non manchino le buone intuizioni, i The Hundred in the Hands faticano ancora una volta a lasciare traccia. Occasione in parte persa… e la prossima volta potrebbe essere già troppo tardi.

15 Giugno 2012
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