• set
    24
    2013

Album

Odd Future Records

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Ci siamo sempre chiesti come abbia potuto nascere un piccolo gioiello R&B come Frank Ocean in seno al collettivo hip hop Odd Future, le cui uscite sono sempre state segnate da irruenza, volgarità demenziale e misoginia. Ma forse il segreto meglio custodito del gruppo era, almeno fino ad oggi, The Internet, un duo composto dalla moderna crooner Syd the Kyd e dal produttore Matt Martians. Per i più attenti, Kyd e Martians si erano già fatti notare con l’esordio Purple Naked Ladies, album ampiamente snobbato dalla critica e dal pubblico, che lasciava intendere, con picchi come il singolo-anthem Cocaine, alcuni segnali di genuino talento offuscati, purtroppo, dall’inesperienza.

Così, parallelamente alle recenti uscite dell’Off Future – che hanno mostrato un grande sviluppo e maturazione anche artistica dei singoli -, The Internet si presentano alla seconda prova con un’accresciuta consapevolezza dei loro mezzi. La sostanza, beninteso, non cambia: la voce sussurrata e fragile di Syd dipinge scenari da crooner 2.0 fatti di innamoramenti e droghe sintetiche, mentre il bravo Matt Martians provvede con languide basi R&B. Rispetto al precedente lavoro però, in cui a farla da padrone era un sound più club-oriented, in questa nuova prova il linguaggio del duo si arricchisce di riferimenti ‘70s, accogliendo al suo interno una più spiccata anima neo-soul. Il risultato è qualcosa di veramente prezioso che unisce funk, soul e jazz da aperitivo in un r&b moderno ed elettronico, ma anche vicino al (neo)soul più letargico; quel mood oppiaceo che attraverso Voodoo di D’angelo si riconnette al Marvin Gaye anni Settanta, capace di creare coi suoi tocchi leggeri un’atmosfera sensuale e stonata allo stesso tempo.

Syd, che probabilmente non ha il talento di un Frank Ocean, non sarà una voce particolarmente tecnica o un personaggio di grande carisma, ma appare più padrona dei propri limiti, tanto da renderli meno appariscenti. Persino la sua tendenza a scrivere testi piuttosto ingenui e banali viene superata dalla scelta del duo di concentrarsi sulla creazione di canzoni particolarmente trippy e distese, in cui la dolcezza fiabesca del cantato, che spesso esce di scena, fa solo da aiuto al viaggio, invece che cercare il ritornello memorabile.

Se mai vi è un aspetto tipicamente Odd Future nella poetica di Feel Good, è proprio quell’atteggiamento i don’t give a fuck, quell’approccio quasi amatoriale, sprezzante, verso le strutture ben riconoscibili, i ritornelli e le levigature pop, che caratterizza anche le più fortunate uscite targate OF – si veda ad esempio il taglio radicale di un disco come Doris, sul quale invece pesavano tutte le pressioni di un disco mainstream. Un rifiuto di adagiarsi sul formato “radiofonico” che distingue l’album dalle contemporeanee uscite di settore, una su tutte The Electric Lady di Janelle Monáe e la sua irresistibile vena pop. Una scelta coraggiosa, che probabilmente aveva tagliato le gambe a Purple Naked Ladies e che, seppur addolcita, impedirà a questo disco di raggiungere le vette delle classifiche R&B.

Le frequenti parti strumentali invece faranno la gioia degli ascoltatori più interessati a immergersi in queste jam psichedeliche eccellenti e trascinanti, come la funky ‘Pupil/The Patience‘. Purtroppo diversi brani più generici e monotoni fanno da intoppi in un viaggio che rimane sicuramente appagante. Soprattutto se in buona compagnia.

30 Settembre 2013
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