Live Report

Add to Flipboard Magazine.

Gli anni Ottanta li avevano visti imporsi come leader della scena alt-country made in USA, con due album memorabili come The Jayhawks (aka The Bunkhouse) (1986) e Blue Hearth (1989); gli anni Novanta erano iniziati altrettanto bene con Hollywood Town Hall (1992) e Tomorrow the Green Grass (1995). E poi? Poi a sorpresa Mark Olson aveva deciso di lasciare i Jayhawks nella mani di Gary Louris per dedicarsi a altri progetti, come l’Original Harmony Ridge Creekdippers.

Nei due lavori successivi, Sound of Lies (1997) e Smile (2000), Louris aveva cercato invano di rincorrere quell’equilibrio tra country e pop che aveva contraddistinto lo stile della band, con successi alterni, fino a ritrovare la propria strada nella perfezione di Rainy Day Music (2003). Poi il silenzio. Ma qualcosa covava sotto l’apparente fine della band e alcuni segnali facevano ben presagire, sin dall’album Ready for the Flood del 2009, firmato nuovamente dalla coppia Louris/Olson. E' stata poi la volta delle ristampe dei primi tre album (a partire dal 2010) e poi, finalmente, nell’autunno del 2011, del nuovo lavoro, Mokingbyrds Time, che ha visto di nuovo insieme Mark Olson, Gary Louris, Marc Perlman, Karen Grotberg e Tim O'Reagan. Come Louris stesso ha rivelato, “l’obbiettivo era quello di fare il miglior disco nella carriera dei Jayhawks”. Beh, si tratta sicuramente di un lavoro riuscito, di un buon disco, ma non certo del migliore nella carriera della formazione di Minneapolis. Tant’è che nel loro concerto alla Barbican Hall di Londra, lo scorso 8 marzo, a strappare applausi e sorrisi sono stati più che altro i vecchi cavalli di battaglia. Prima di loro, sul palco, il californiano Chuck Prophet, con un set breve, conciso e travolgente, un buon aperitivo musicale nell’attesa del concerto vero e proprio.

Vederli di nuovo insieme, visibilmente invecchiati, in un primo momento è strano; ma del resto anche per il pubblico che riempie la sala gli anni sono passati, e si vede. Bastano però le prime note di Wichita per far dimenticare tutto. L’acustica è sulle prime un po’ deludente, con la batteria di O’Regan che sovrasta tutto il resto, ma, una volta risolto il problema, restano solo cinque musicisti affiatati e divertiti. Al centro Olson, l’anima folk dei Jayhawks, con la sua voce non sempre intonata, la sua camicia a quadri e l’immancabile chitarra acustica; alla sua destra Gary Louris, la componente pop-rock della band, elegante, riservato, sorridente, con la sua chitarra elettrica e la sua voce morbida.

La loro è una carrellata di ventuno brani con poche chiacchiere in mezzo. Solo cinque pezzi estratti dall’ultimo lavoro e poi largo a un best of in perfetto equilibrio, partendo da Tomorrow the Green Grass (“Pray For Me”,“Blue”,“I'dRunAway”,”TwoHearts”,“Miss Williams' Guitar”), passando per Hollywood Town Hall (“Take Me With You (WhenYou Go”), “Settled Down Like Rain”), fino ad arrivare a Smile (“A Break in The Clouds”). Inaspettatamente, ci sono anche due canzoni da Rainy Day Music, la travolgente “Agelyne” e l’emozionante “Tampa to Tulsa”, in cui le voci di O’Regan e Louris, accompagnate da un silenzio sognante, hanno creato l’attimo più emozionante di tutta la serata. Prophet sale di nuovo sul palco, imbraccia la chitarra di Olson, per regalare un momento di vera gioia dal sapore gospel con una cover di “Up Above My Head” di Sister Rosetta Tharp. E si chiude in bellezza, letteralmente travolgendo il pubblico, ormai tornato giovane (come pure i musicisti sul palco, man mano che la scaletta andava avanti), con “Waiting for the Sun”.

A luci accese e palco vuoto l’incantesimo è finito e un fiume di cinquantenni si riversa nell’affollata hall del Barbican Centre per un’ultima birra, prima di tornare a casa.

13 Marzo 2012
Leggi tutto
Precedente
Falty DL at Astoria, 9 marzo 2012 Falty DL at Astoria, 9 marzo 2012
Successivo
Keith Fullerton Whitman – Generators Keith Fullerton Whitman – Generators

Altre notizie suggerite