• Gen
    22
    2013

Album

Atlantic Records

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The Big Roar, album targato 2011 dei gallesi The Joy Formidable, aveva ricevuto al momento dell’uscita critiche molto positive. Ci siamo chiesti molte volte per quale motivo e ancora non siamo riusciti a darci una risposta.

Lasciando da parte il discorso critico, The Big Roar per Ritzy Bryan e compagni ha rappresentato il definitivo superamento delle barriere “indie”, andando ad incontrare un pubblico decisamente più vasto rispetto al debutto mini album/EP A Balloon Called Moaning del 2009 con il quale condivideva diversi brani.  Era quindi logico aspettarsi un ulteriore scalino in direzione mainstream e Wolf’s Law, in questo senso, non tradisce le attese.

Il trio parte da dove aveva terminato la precedente esperienza, ovvero dalla rock music che va alla ricerca dell’epico radiofonico: la voglia è quella di uno strafare non concesso dagli schemi classici del “radio edit” e alla fine ci si ritrova in mano un prodotto piuttosto artefatto. Il singolo This Ladder Is Ours è tutto ciò che era stato chiuso nel cassetto “mid-90s female rock” e che non volevamo riascoltare, ovvero chitarre + tiro alla Placebo + vocina pop. Il problema più grande della band, qui come in passato, è l’incredibile dislivello qualitativo tra il comparto strumentale (grandioso e avvolgente) e quello vocale, spesso melodicamente frivolo, tanto da non risultare troppo lontano da quello di formazioni come i Paramore: prendete un pezzo come Maw Maw Song e fatelo cantare ad una Karen O qualsiasi, il risultato cambierebbe drasticamente.

Se avete voglia di Cranberries con le chitarre in perenne overdrive (Tendons), di Foo Fighters senza il carisma di Grohl o di Smashing Pumpkins via Silversun Pickups (The Leopard and The Lung), troverete di che gioire (almeno sul lato strumentale) ma potreste comunque storcere il naso davanti ad alcune sbandate inconcepibili. Little Blimp ad esempio, porta una linea di basso distorto in zona Balzary che si tramuta in una sorta di epic-disco-rock poco definibile (se non un ritornello che ricorda i The Gossip).

Inutile girarci troppo attorno, i Joy Formidable convincono più a livello di produzione – si sono fatti aiutare dal guru Andy Wallace al mixaggio, ma per il resto è opera loro – che a livello di idee compositivo-melodiche. Anche in Wolf’s Lawinfatti il suono è perennemente over the top, un trionfo di potenza (Bats) che trova pausa solo nell’evitabile passaggio acustico-riflessivo Silent Treatment.

L’impatto rock e la capacità di sprigionare energia non salva un lavoro che scende a troppi compromessi pur di arrivare ad un obiettivo in fin dei conti non così scontato

24 Gennaio 2013
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