• Mar
    03
    2013

Album

Universal Republic

Add to Flipboard Magazine.

Folk, folk e ancora folk. Che piaccia o meno, la recente – quanto discutibile – vittoria ai Grammy Awards alla voce Album of The Year di Babel dei Mumford & Sons è solo l’ultimo step di un periodo che ha visto il folk-pop essere il vero grande protagonista delle classifiche di vendita.

Il popolo chiede questo e questo viene dato… o il contrario. Uno dei nomi che potrebbe seguire con successo la scia è quello dei The Last Bison. E chi c’è dietro? Ovviamente la Universal Republic, ormai da qualche tempo la label di riferimento in ottica pre-mainstream.

A differenza dei più “minimali” Lumineers, i The Last Bison fanno le cose in grande: la formazione ufficiale fa sfoggio di sette elementi armati di banjo, mandolino, chitarre, organo, violoncelli e tutto il necessario per rispettare i canoni più pomposi del genere, non solo a livello strumentale ma anche a livello di look. Guardateli nelle foto promozionali, sembrano le comparse di un film in costume.

Come ogni formazione pronta al grande salto, anche la band della Virginia conosciuta in passato anche come Bison, ha il proprio asso nella manica: si chiama Switzerland, forte di una manciata di giorni nelle zone alte della HypeMachine chart e di quel mix di trad-sounds e melodie corali, potenzialmente perfetto per le radio.

Diciamolo subito, rispetto ai colleghi Mumford & Sons, la band di Benjamin Hardesty – che vocalmente ha addirittura inflessioni che ricordano Gerard Way dei My Chemical Romance… – dimostra di saper variare maggiormente la proposta, se non altro grazie a strutture ed intagli più articolati che rendono meno piatto il tutto. Ciò nonostante il loro album Inheritance – che per la sua metà di compone di brani già presenti nel debutto del 2011, Quill – fatica ad uscire dal recinto chamber-folk-trad-americana e solamente in rare occasioni presenta slanci artistici degni di nota.

Prendendo in egual misura da Fleet Foxes e The Decemberists, i The Last Bison ci mettono passione e trovano i giri giusti nel chorus di Dark Am I, ma anche nelle armonizzazioni fleetfoxesiane (River Rhine, Take All The Time) e nelle trovate strumentali di Watches and Chains. Le facili melodie (Autumn Snow) addolciscono una proposta di suo già abbastanza stucchevole e nonostante la buona alchimia che dimostrano di avere, il risultato appare artefatto e distante: si ha l’impressione di stare guardando un film dall’esterno invece che di essere realmente immersi in contesti rurali e in risvolti boschivi. In questo senso, l’artwork rimane l’aspetto più suggestivo del lavoro.

Se amate certe sonorità ma non riuscite più a tollerare i Lumineers e gli eccessi gioiosi degli Of Monsters and Men hanno smesso di fare effetto, Inheritance potrebbe fare comunque a caso vostro.

16 Marzo 2013
Leggi tutto
Precedente
Pure Love – Anthems Pure Love – Anthems
Successivo
Casey Veggies – Life Changes Casey Veggies – Life Changes

album

artista

Altre notizie suggerite