Recensioni

6.7

Nord Europa, terra di cantautori. The Late Call, al secolo Johannes Mayer, arriva da Stoccolma, e si presenta all'appuntamento con il terzo disco dopo un You Already Have A Home del 2010 e un Leaving Notes del 2009. L'immaginario è quello a cui siamo abituati già da qualche anno – più o meno dai tempi dei Kings Of Convenience, se ci pensate – quando si parla di questo genere di produzioni: colori soffusi da abat-jour sulla finestra (il “pale morning” del titolo), brani dai riferimenti piuttosto eloquenti (Wandering Through An Empty Field, Keep Calm), video che ritraggono i protagonisti persi a camminare in solitaria in mezzo alla natura, magari osservando da lontano la città al tramonto.

Con premesse di questo genere, non puoi che aspettarti un folk crepuscolare e predisposto al racconto e infatti è proprio così. Anche se nella sua terza fatica Mayer tende a creare qualche sovrastruttura più corposa rispetto al passato, ricercando una certa catarsi pop, scegliendo arrangiamenti più ariosi e lavorando di buona lena sui dettagli e sulle variazioni ritmiche (quest'ultimo, l'elemento più originale del disco). A testimonianza, il pianoforte innamorato dei crescendo à la Coldplay di No Easy Way Out o le batterie svogliatamente funk della già citata Keep Calm. Il resto è un artigianato coscienzioso e ben organizzato, capace persino di rinverdire qualche binomio chitarra-voce in stile Radiohead (periodo The Bends) in brani come Nothing Ever Does It o Everything In Its Place.

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