Recensioni

7.3

Sono passati dieci anni da quando The Sleeper, esordio discografico dei The Leisure Society, vedeva la luce. Badate bene che si è avuto premura di non usare nessuna notazione relativa al tempo trascorso (“ben”, “appena”, “solamente” dieci anni) per non comprimere o dilatare eccessivamente e inutilmente il percorso artistico della band inglese. Sì, perché la raffinatezza, la compattezza e l’eleganza con cui ogni brano (16, divisi in due dischi) va a completare l’arcipelago di Arrival & Departures è frutto di un giusto tributo offerto al tempo. Sin dal debutto, definito dal nostro Stefano Solventi «un piccolo miracolo di equilibrio e intensità», Hemming e Hardy non hanno mai mancato di fare propri i linguaggi del passato, spezzettando quelle lezioni e ricomponendole di volta in volta senza l’ausilio di un copione da cui scopiazzare linguaggi e tematiche. In altre parole, un nuovo modo di rivivere il folk «mantenendo le proprie radici, inserendosi peraltro in una più che nobile discendenza pop» (Antonio Puglia su Into the Murky Water).

La band riesce in questo difficile compito ancora una volta, sfruttando tutte le armi a sua disposizione e affilate negli anni: nel primo LP troviamo infatti il bel canto di Hemming, i campionamenti di Eno, i tipici passaggi bucolici e rarefatti sorretti dal flauto della Whitaker. Ma è nel secondo LP che si sviluppa la vera dialettica tra arrivi e partenze: basta ascoltare le due parti di Mistakes on the Field (una cavalcata tra i Grizzly Bear ed Explosions in the Sky) per mettere a fuoco l’importanza del tema trattato: arrivi e partenze come distacchi e nuovi inizi, siano essi metafora di un cambiamento su scala mondiale o di intimissime logiche personali. Nella seconda parte tutto è accentuato, ad ogni azione corrisponde una reazione che può essere isterica, martellante, orchestrale (si pensi, nell’ordine, alla coda di Leave me to Sleep con la poetessa Lizz Berry, a There Are No Rules Around Here e a Ways to Be Saved) ma che fa sempre rima con vitalità e che guarda, seppur non sempre in maniera positiva, al futuro. Tutto sembra in movimento e tutto sprigiona energia cinetica, a patto che sia sempre calato nel suo sistema temporale di riferimento, un po’ come quell’aereo in copertina che si muove velocissimo tra nuvole immobili.

Arrival & Departures è l’ennesimo sensibile upgrade di una band che migliora sempre senza strafare, muovendosi inevitabilmente straight forward e punto (forse) di arrivo dell’annosa ricerca di un riconoscimento più ampio e unanime.

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