Recensioni

6.9

Dietro al moniker Lemons si nasconde una manciata di balordi di Chicago che tra il 2013 e il 2014 ha dato alla luce l’album Hello, We’re The Lemons, pubblicato su cassetta per due etichette locali. Come è possibile che cinque gonzi che usano nickname quali John Lemon o Kelly Lamone, che sono fedeli al credo delle cassette, che amano la California e che sembrano intinti in ipnagogiche retromanie a cavallo tra slackerismo 90s e tentazioni 60s non fossero già all’epoca protetti dall’ala di mamma Burger Records? Era probabilmente solo questione di tempo: la famosa etichetta di Fullerton, CA, ha infatti recentemente (ri)pubblicato Hello, We’re The Lemons includendo, oltre ai brani presenti nella primissima versione, un po’ tutto il materiale scritto dalla band dagli esordi ad oggi, per un totale di 28 tracce condensate in appena 34 minuti di nastro.

Perché perdere tempo a ribadire le ridondanti strutture della pop song quando è possibile essere altrettanto efficaci in un solo minuto? Il bello di non doversi prendere sul serio è anche questo: ridurre tutto all’osso impoverendo impegno e qualità di produzione con il solo scopo di mettere insieme semplici melodie orecchiabili con il minimo sforzo possibile. Una scelta stilistica fondamentalmente vincente quando, come in questo caso, il risultato riesce ad essere divertente e contemporaneamente (a suo modo) credibile.

Una rapida successione di titoli esplicativi del gusto brainless tipico del combo (Baby With Big Head, per dirne uno) e di scarabocchi di zuccheroso lo-fi/surf che tendono a confondersi tra loro pur facendo emergere di tanto in tanto alcune caratteristiche peculiari: Lemon Time è God Save The Queen in mano ai Beach Boys, Being a Man è una filastrocca pseudo-hippy, Sunset City suona come un manifesto della West Coast, Best Day è puro sunshine pop sixties, mentre Elephant mostra slanci garage. In questo centrifugato da mandare giù tutto d’un fiato la parola d’ordine è jingle, e che sia pubblicitario (Lemoncita suona come uno spot TV anni Sessanta) o jangle (Jingle Jangle, Seaweed) poco importa, tanto è comunque materiale bubblegum che potrebbe risultare quasi impalpabile se non venisse associato ad un allucinato gusto estetico ben preciso, figlio del periodo d’oro di MTV e dei programmi per bambini anni Ottanta. Per farsi un’idea dell’immaginario dei Lemons, ancora più che alla – già di suo abbastanza esplicativa – copertina, consigliamo di dare un’occhiata ai due videoclip attualmente disponibili: JJ’s House e Ice Cream Shop.

Con buona pace degli amanti della tecnica a tutti i costi, i Lemons dimostrano di poter realizzare con pochi mezzi e poca perizia buoni dischi fuori contesto che fungono da fugaci parentesi di puro intrattenimento con il cervello in modalità off. Perché se band come le Hinds finiscono per irritare nella loro sguaiataggine, gli autori di Hello, We’re The Lemons ottengono invece l’effetto opposto andando dritti al punto senza la necessità di dover suonare cool a tutti i costi.

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