• Giu
    01
    2008

Album

Beggars Banquet

Add to Flipboard Magazine.

Zitti zitti, in sordina, i National sono diventati una delle band più importanti in circolazione. Lo ha dimostrato il successo di Boxer (2007), che ha bissato – e infine sorpassato – quello di Alligator (2005); e lo dimostra perfino un’uscita come questa, secondaria solo per chi vuol vederla tale, celebrativa e al contempo rivelatoria. A partire dal film-documentario A Skin, A Night, che porta la personalissima firma di Vincent Moon (già al servizio di R.E.M. e Arcade Fire) e descrive il complicato percorso che ha portato alla realizzazione dell’ultimo album. Presentati uno a uno, i membri del gruppo appaiono dotati tanto di una calma e razionale creatività in studio, tanto di una fervente e bollente passione su palco, in un’efficace ed azzeccato mix stilistico fra riprese, fotografia e musica. Una visione suggestiva e illuminante, il cui appropriato compendio è l’allegato The Virginia EP, la cui durata in realtà lambisce il long playing. Le dodici tracce qui raccolte non sono nient’altro che una conferma della teoria secondo la quale, quando una band è valida, la sua personalità emerge anche fra le pieghe di b sides, cover e alternate takes. Basterebbe la sorprendente rilettura della springsteeniana Mansion On The Hill o quella, eccellente, di Without Permission (l’autrice è la misconosciuta songwriter inglese Caroline Martin), senza contare l’epico epilogo di About Today (tratta dall’EP Cherry Red e presente anche nel film); c’è poi un’outtake, The Station, che non ha niente in meno rispetto alle sue sorelle finite su disco, così come lo stesso soft country della title track. Un altro tassello che si aggiunge al puzzle, rivelandoci (ancora) quale e quanto sia il peso specifico di questa band.

6 Luglio 2008
Leggi tutto
Precedente
Claudia Attimonelli – Techno: ritmi afrofuturisti Claudia Attimonelli – Techno: ritmi afrofuturisti
Successivo
Melvins – Nude With Boots Melvins – Nude With Boots

album

artista

Altre notizie suggerite