• Apr
    23
    2013

Columbia Records

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A novembre dello scorso anno parlavamo di “cinque tracce sospese tra ‘indie’ pop-rock, calore r&b-soul e cadenze hip hop” per descrivere I’m Sorry… EP dei The Neighbourhood. Da allora, la band guidata da Jesse Rutherford ha visto aumentare le proprie quotazioni grazie alla crescente attenzione mediatica rivolta al singolo Sweater Weather.

I’m Sorry presentava una patina un po’ troppo spessa sotto la quale veniva soffocato il non trascurabile estro della band. Il debutto lungo intitolato I Love You (nuovamente via Columbia) era quindi l’occasione giusta per concedere maggiore spazio alle proprie intuizioni e, parallelamente, cercare di non rallentare la corsa verso il grande pubblico.

Una metà scarsa delle undici tracce di I Love You potrebbe far da colonna sonora per gli attimi che seguono il tramonto, quando tutto diventa più buio. Tinte noir-urbane e ritmi downtempo scandiscono i passi di una camminata serale in un quartiere difficile, con gli hoodlums sempre in agguato. Tutto sembra tranquillo, ma in realtà non lo è.

La voce sussurrata – quasi da boy-band – di Rutherford è perennemente sospesa nel suo scandire geometricamente le melodie e si amalgama a un comparto strumentale fatto di synth, rumori, tappeti atmoferici e facili beat (non preoccupatevi se vi troverete ad annuire a ritmo durante l’ascolto). Un post-modernismo pop dove non possono di certo mancare le tracce spudoratamente radio friendly basate sulle quelle “scelte stilistiche già cucite addosso a Lana Del Rey” (la cantilena Afraid), peraltro già portate alla luce da Female Robery, qui disponibile in una versione lievemente aggiornata. A proposito del paragone con Lana Del Rey: nonostante l’assenza quasi totale di archi alcuni particolari sonori sembrano essere stati presi letteralmente in prestito dai suoi dischi (durante W.D.Y.W.F.M e Staying Up, ad un certo punto, penserete a Born To Die).

Le highlight si chiamano Let It Go (già presente nel mini-EP Thank You uscito ad inizio 2013) con il suo “Remember what the people said, Remember what the people said” e HowAlleways è un piccolo diversivo con ritornello alla U2 anni Novanta, mentre purtroppo si intercettano ancora pericolose sbandate verso le paludi della banalità (il chorus diFlawless), soprattutto nella seconda parte del disco.

Un album d’esordio che – come quello di Woodkid – definisce ulteriormente personali coordinate musicali già ben strutturate, smussando però gli angoli fino a rendere il tutto piuttosto stucchevole. Chi ha da sempre un debole per ilThe Neighbourhoodsound dovrà mettere il cuore in pace: da oggi andare a un loro concerto vorrà dire immergersi in un contesto da MTV TRL. Vedremo come sceglieranno di muoversi i fratellastri Sir Sly.

22 Aprile 2013
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