• Ott
    30
    2015

Album

Columbia Records

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I Neighbourhood sono paragonabili ad una scheggia impazzita (all’interno della scena simil-mainstream contemporanea) talmente piccola e innocua da risultare fondamentalmente trascurabile. Non che le 300.000 copie vendute negli USA dell’esordio lungo I Love You siano poca roba (gli ultimi di Sufjan Stevens, Beach House e Kurt Vile messi insieme non arrivano a quella cifra), ma l’impressione è ancora quella di trovarsi di fronte ad un progetto potenzialmente interessante, incapace però di rendersi credibile: si sguazza infatti in un limbo di mediocrità in cui è facile scorgere scelte stilistiche chiare – il blending tra pop, rock, r&b, hip hop votato all’atmosfera urban-noir – ma anche deboli composizioni, e se questo valeva sia per l’EP I’m Sorry... (2012) che per I Love You (2013), vale anche per il secondo album Wiped Out!.

Wiped Out! non solo non aggiunge quasi nulla a quanto già detto in passato, ma finisce anche per confermare – e quindi appesantire – tutti i dubbi già espressi. Non è neppure tanto chiaro quale sia l’obiettivo finale: da un lato troviamo la riproposizione della medesima – per quanto personale – formula (Daddy Issues funziona discretamente ma ricorda altre cinque canzoni di Jesse Rutherford e compagni, e avendo esordito tre anni fa non è proprio un buon segno) e dall’altro si intuisce un tentativo di seguire la scia di successo dei due pesi massimi – a livello commerciale – dell’r&b contemporaneo, Drake e The Weeknd. È il caso di Crybaby, discreto pezzo radiofonico dal basso pulsante e il ritmo sostenuto, e di Ferrari, in cui si torna sulle strade notturne di Abel Tesfaye (o dell’ultimo Miguel) con particolari inserti vicini al dub.

In mezzo a questa dicotomia si inseriscono passaggi più eclettici. Wiped Out!, ad esempio, fornisce vaghe esperienze psichedeliche sottopelle con le sue vocine effettate ed una inaspettata chitarra acida (altrettanto inaspettato il cambio di ritmo a metà brano), ma finisce per risultare mezza pasticciata ed inconcludente. La title track non è l’unico brano che si lascia andare a sperimentazioni per certi versi fuori contesto: approcci stranamente finto lo-fi sono presenti anche in Baby Came Home 2 / Valentines, traccia dall’accompagnamento acustico (ad un certo punto si materializzano dal nulla i Radiohead mid’90s per poi sparire dieci secondi più tardi) che nella seconda parte sfocia in situazioni da peyote con tanto di bonghi. Se di Wiped Out! e di Baby Came Home 2 / Valentines apprezziamo perlomeno il tentativo, c’è poco da salvare invece in Prey (chitarrina da spiaggia e mood più solare) e in Single, ballata stucchevole tanto quanto un duetto tra Justin Bieber e Ed Sheeran.

In definitiva, Wiped Out! riesce ad essere soporifero e piatto nonostante il continuo saliscendi qualitativo. Un disco destinato a passare inosservato, airplay radiofonico permettendo.

11 Novembre 2015
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