• Nov
    01
    1978

Classic

Ralph Records

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Il 1978 è stato per la carriera dei Residents un anno cruciale. Gli apprezzamenti ricevuti a partire dalla fine del ’77 da autorevoli esponenti della stampa inglese (John Savage per Sounds prima e Andy Gill per il New Musical Express poi) e l’entusiastico patrocinio da parte di John Peel, il più influente DJ della BBC, fanno emergere la proposta del misterioso combo da San Francisco, fino a quel momento relegata a fenomeno di ipernicchia, affidandole un ruolo di rilevanza nella New Wave americana, sebbene sempre posizionandosi nella frangia più “strana” (W.E.I.R.D. – We Endorse Immediate Residents Deification – è il nome del fan club nato nel giugno del ’78). Alla crescita della domanda i Residents rispondono intensificando la produzione: l’allungamento dei tempi di realizzazione dell’ambizioso Eskimo (che sarà pronto un anno dopo rispetto alle previsioni) “costringe” verso la fine del 1978 la Cryptic Corporation (ovvero gli stessi Residents quando indossano i cappelli da discografici) a rendere disponibile un album fino a quel momento Not Available (secondo i paradossali dettami della loro Teoria dell’Oscurità, il lavoro avrebbe potuto essere pubblicato solo dopo che gli autori si fossero dimenticati della sua esistenza), a ristampare il singolo Satisfaction (la folle e incendiaria cover dell’anthem degli Stones, uscita in edizione necessariamente limitata due anni prima, e che ora, confrontata con la coeva versione dei Devo, delinea evidenti affinità e divergenze nell’arco parlamentare della rivoluzionaria “nuova ondata” d’oltreoceano) e a reimpacchettare un EP, originariamente uscito a febbraio (con resa sonora penalizzata dalla compressione di sedici minuti di musica in un angusto 7 pollici), accoppiandolo con un altro extended play registrato in primavera, in ciò che diventa, a novembre, il quinto album della loro carriera.

Se si fa più attenzione alle virgolette rispetto al virgolettato, definire Duck Stab/Buster & Glen un apostrofo “pop” tra Not Available ed Eskimo non è poi così inesatto: di fronte alla densità concettuale dei due lavori pubblicati prima e dopo, il long playing composto dai due EP “gemelli siamesi” rappresenta un momento dichiaratamente più accessibile e “commerciale” (nel press advert di Duck Stab si parla di “motivi da fischiettare, ritmi da schioccarci le dita dei piedi, arguta intelligenza che annoda il tuo cervellino. E’ quasi rock & roll, non voglia il cielo!”), dove le istanze deformanti e dissacranti dei Residents vengono scodellate in formine maledettamente cantabili (preannunciando il quintessenziale Commercial Album del 1980, fin troppo perfetto nella sua programmatica “decostruzione della musica di massa“). Quattordici spettri si aggirano per il disco: una collezione di quattordici “canzoni” (mind the quotes!), che distillano in poco più di 35 minuti la formula straniante della non-band, tra geniali arrangiamenti detuned (reminiscenti della microtonalità del nume Harry Partch) arricchiti e “arrockiti” dall’apporto dell’amico Snakefinger, limerick limacciose (Lear e Carroll filtrati dallo psycho-humor lennoniano di I Am The Walrus), marcette brechtiane e coretti freak degni del miglior Browning musicato da Kurt Weill (il video di Hello Skinny realizzato nel 1979 confermerà e rilancerà il tutto), in grado di far alzare sopraccigli, rizzare peli, abbozzare sorrisi, ovvero tutto ciò che fa e dovrebbe fare l’Arte.

Riascoltare l’album a quarant’anni esatti dalla sua pubblicazione, ma soprattutto a poche ore dalla morte di Chuck, non può che dare emozioni nuove. Irrinunciabile.

(a nulla ovviamente serve l’ora e venti di “ephemera”, le bonus tracks – di varia natura e datazione – inserite nella ricca edizione per feticisti di Duck Stab/Buster & Glen pubblicata nel marzo 2018 nella serie pREServed. Limitiamoci all’essenziale, essenziale già di suo)

2 Novembre 2018
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