• Ott
    01
    2012

Album
#3

Sony Music Entertainment

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Spesso è facile accanirsi contro le pop star che sculettano mosse dal burattino di turno, ma in fin dei conti le Katy Perry del caso non si prendono sul serio e chiunque abbia un minimo di buon gusto dovrebbe sapere che vanno prese per quello che sono, cioè intrattenimento spicciolo.

Non sono peggio quindi quegli artisti che avrebbero anche le capacità di muoversi autonomamente e realizzare qualcosa di buono, ma che si piegano senza vergogna – già dall'esordio o anno dopo anno – al dio denaro (ogni riferimento a The 2nd Law dei Muse è puramente casuale)? E' in questi casi che si presentano le situazioni più avvilenti, ovvero quando si cerca di far passare per "serio" (magari solo perchè vagamente tendente al rock) quello che in realtà non è: difficilmente dimenticherò un vecchio numero di RockStar in cui i Rasmus venivano etichettati come i nuovi Sex Pistols, i The Calling come i nuovi Pearl Jam e il proto-Jersey Shore Jive Jones come la nuova versione dei RHCP.

Se l'omonimo di debutto dei The Script fosse uscito sette o otto anni prima, in quella lista avremmo trovato anche loro con l'appellativo di nuovi The Police per via del timbro del cantante Danny O’Donoghue o nuovi U2 per motivi non solo geografici.

Dopo il buon successo internazionale dei due predecessori The Script e Science & Faith, la band di Danny O'Donoghue – che ha trovato anche il modo di diventare giudice nel talent show The Voice – torna con il terzo album in studio intitolato #3. Come per altre band (Maroon 5, ma qualcuno potrebbe dire anche Coldplay), anche per i The Script è arrivato il momento di giocare a carte scoperte: la maschera da band finta-credibile non regge più, meglio allora liberarsi del peso e mostrarsi al mondo per quel che si è realmente (cioè il nulla).

Arriva così il singolo n.1 in UK Hall Of Fame (in duetto con il The Voice-collega Will.I.Am dei Black Eyed Peas) che incredibilmente non è neanche la traccia peggiore di un disco che in ogni momento sembra guardarti implorando "cestinami al più presto". Rispetto ai due dischi precedenti cresce la presenza della componente rap generando così un crossover rap-pop-rock (Broken Arrow, If You Could See Me Now, Good Ol' Days) da mano sul cuore che in confronto i Linkin Park sembrano i Silencer: chiaro, gli Script guardano al mercato americano (dove fortunatamente i vari OneRepublic e The Fray sembrano scomparsi) e lo dimostrano con il soft-r&b di pezzi come No Words e Give The Love Around. Peggio ancora quando si segue l'orribile tendenza post-Coldplay di piazzare la cassa dritta sotto le chitarre alla U2 come nella debole Kaleidoscope.

14 Ottobre 2012
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