• Giu
    01
    2012

Album

Face Like A Frog

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Menomale che qualcuno, ogni tanto, si ricorda che pop non è una parolaccia. Eccoli qui, The Van Houtens, frizzantissima combo originaria di Verbania ma milanese d’adozione, che deve il nome non si sa ancora se a Leslie Van Houten, nota alle cronache nere di mezzo mondo per aver fatto parte della Family di Charles Manson, o per l’altrettanto celebre nerd dei Simpson Milhouse.
Il gruppo di Alan Ramon, deus ex machina del progetto, si è invece fatto conoscere nel 2008 per It’s A Beatiful Day, power hit richiesta nientemeno che da McDonald come jingle per lo spot di un nuovo panino. Non si indignino gli indie kids di casa nostra, perché è fuorviante circoscrivere la biografia musicale dei Van Houtens alla singola canzone: l’esordio sulla lunga distanza, intitolato autoironicamente Flop!, è uscito per Face Like A Frog lo scorso 29 maggio, e a dispetto del titolo ha tutte le intenzioni – e i numeri – per farsi strada.
È il caso di John Ferrara & Betty Karpoff, singolo di lancio e manifesto programmatico di tutto l’album. Pop, dicevamo, di quello spontaneo e ultra contagioso che in due minuti riesce a intercettare l’orecchio dell’ascoltatore senza risultare appiccicoso, come dimostra la verve poliglotta del ritornello (John is contento confusion sentimento).
Stesso discorso per I Want To Tell You e il suo allegro incedere da marcetta post-beatlesiana con inserti afro-beat a là Vampire Weekend, forse il riferimento più vicino al quintetto, peraltro confermato dalla successiva Matala, dove l’ukulele in apertura esalta l’identità di un cantautorato balearico parallelo a quello dei quattro newyorchesi. Pezzi perfettamente in equilibrio tra hype e aggancio radiofonico, costruiti su arrangiamenti curati, efficaci ma non pedanti che lasciano trasparire un lavoro in studio libero e la cui vera forza è soprattutto una punta di cristallina irriverenza.
Se ad un primo ascolto l’impressione è quella di avere tra le mani un gradevole pop da aperitivo in spiaggia, il piglio solare e ironico che colora tutto l’album finisce per consolidarsi in un prodotto che ha l’ostinazione per essere qualcosa in più di un temporaneo sottofondo estivo. Anche per l’abilità del frontman di sfornare brani perfettamente pop nella forma ma di innegabile freschezza indie nella sostanza, come Paper Plane e Baby Don’t Lie.
Le conclusive Waiting For The Sun e 1987 Souvenir si allontanano leggermente dal paradigma finora elencato, con echi di cantautorato folk da una parte e sonorità electro-eighties dall’altra, ma il risultato finale non cambia.
 

11 Luglio 2012
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