• Mar
    20
    2013

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Cult Records

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Continuo ad osservare la copertina di Strike Gently ma niente, il nome The Virgins non mi dice proprio nulla. Scatta quindi la ricerca e in un attimo arriva l’illuminazione chiamata Rich Girls: in un millesimo di secondo la mente vola al 2008 quando questi newyorkesi sembravano pronti a conquistare il mondo, cosa che – ovviamente – non è avvenuta.

In breve tempo i conti iniziano a tornare e si rifanno vive immagini e suoni completamente rimossi: il video della sopracitata Rich Girls (se non sbaglio, in high rotation anche qui in Italia), l’immaginario da fighetti drogati e quel mix di power-pop, Strokes e Franz Ferdinand che caratterizzava il loro omonimo debutto.

Cinque anni di silenzio, dovuti principalmente – pare – a una crisi creativa del leader (e unico superstite della vecchia formazione) Donald Cumming, prima di riaffacciarsi sulle scene con il secondo album.

Strike Gently, che è anche il primo lavoro pubblicato dalla neonata Cult Records di mister Julian Casablancas, porta necessariamente a una ripartenza post-tabula rasa all’interno dell’universo sonoro dei Virgins. A un lustro di distanza e con la formazione della band completamente rivoluzionata, tornare sui passi funky e spavaldi degli esordi non avrebbe portato a nulla. Non è detto che lo faccia la direzione intrapresa con Strike Gently, ma almeno Cumming ci ha provato.

Pur continuando il revivalismo fine ’70-inizio ’80, libero da qualsiasi imposizione da major (il debutto usciva per Atlantic/Warner), l’ex bullo sciupafemmine pare aver voluto abbandonare la frenesia e i party di NY e partire con tutta la calma del mondo in direzione West Coast, imboccando la via che passa per gli USA più autentici, tra rare stazioni di servizio e sperduti avamposti per vecchi alcolizzati. Capita così di lasciare per strada scie che suonano come vecchi ricordi della Grande Mela (di tanto in tanto si fa viva l’aura di Lou Reed) da esorcizzare (il groove di Flashbacks, Memories, and Dreams poteva far parte del disco precedente). Lungo il viaggio il Nostro fa la conoscenza di autostoppisti che hanno le sembianze di inglesi dispersi che si fanno chiamare Dire Straits (Wheel Of Fortune), dei Carscon le auto in panne e di una ingannevole chioma bionda che risponde al nome di Tom Petty. Quando in lontananza intravede Don Henley, capisce di essere quasi arrivato a destinazione, intona What Good Is Moonlight e si torna fare festa, ma sulla spiaggia e con un retrogusto più nostalgico.

Strike Gently è la coming-of-age di Donald Cumming, un percorso di maturazione forse irrilevante visto dall’esterno, ma artisticamente importante a livello personale.

18 Aprile 2013
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