Live Report

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Passano
pochi mesi e i Wombats, con un prezzo d’ingresso triplicato, riempiono
il Circolo degli Artisti. Sotto al palco s’accalca una giovane folla
pigiata e felice, che salta e canta e si spintona in allegria,
accogliendo il gruppo di Liverpool come se davvero fosse qualcosa di
più della solita band uguale a mille altre band di nuova musica
vecchia.

Che cosa è successo nel frattempo? A
radunare tanta gente, a far montare l’entusiasmo, ci hanno pensato un
paio di azzeccati video che hanno sfiorato il mainstream e la forza di
un album di debutto divertente e sincero.

Ci deve
essere però qualcosa di più. Si pone una questione, che poi è la stessa
che il megadirettoregalattico di SentireAscoltare mi scriveva in una
mail di qualche giorno fa: i Wombats hanno o no qualcosa di speciale?
La loro specialità è essere bravi a fare quel che fanno, il che
equivale a dire che sono formidabili se ci si accontenta di poco. Qui
si potrebbe aprire un lungo discorso su ciò che ci si potrebbe
aspettare dal rock and roll nel 2008, ma torniamo al concerto, prima di
deprimerci. I Wombats sono leggeri e ironici, mossi dall’urgenza tanto
quanto dalla voglia di fare rumore. Sfruttano il calore del pubblico
senza montarsi la testa.

Dispongono le hit nella scaletta con grande abilità. Kill the Director per far decollare il set, Let’s Dance to Joy Division per chiuderlo, prima di un paio di bis che culminano in una formidabile Backfire at the Disco.

Il momento chiave del concerto è l’inizio di Moving to New York,
che vede il cantante Matthew “Murph” Murphy lasciare per un attimo la
sua postazione defilata e occupare il centro del palco. Murph offre in
dono il riff della canzone, lascia che il pubblico lo riconosca e lo
accolga gridando, si gode come un pazzo il momento della condivisione,
poi torna sulla Terra, a sudare e a suonare, a raccontare le sue storie
di ragazzi, ragazze e marsupiali Va bene così. Non c’è niente di male.

15 Aprile 2008
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