• Feb
    25
    2013

Album

Transgressive Records, Cooperative Music

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Difficile trovare un nome che sprigioni spensieratezza, allegria e leggerezza meglio di Theme Park. Arrivano da Londra, i gemelli Miles e Marcus Haughton e l’amico di sempre Oscar Manthorpe (un quarto membro è uscito prima del completamento delle registrazioni dell’opera prima) e fanno sul serio: pur essendosi fatti conoscere con il singolo Wax nel 2011, cui sono seguiti EP ed esibizioni live, non hanno avuto alcuna fretta e hanno atteso le canzoni giuste per proporsi con il loro primo, omonimo album.

Theme Park è un disco ordinato, omogeneo, che suona divertente ed “estivo” pur essendo stato pubblicato verso la fine dell’inverno, con una manciata di ritornelli efficaci e la produzione oculata di Luke Smith, già al lavoro con i Foals e i Maccabees (mentre è il frontman dei Friendly Fires, loro ex-compagni di scuola, a mettere le mani nell’ottimo singolo Tonight). Sono raggi di sole tenui, quelli che trapelano nelle undici canzoni di questo debutto, capaci di riscaldare senza far sudare; la pelle si abbronza, mentre si sorseggia un margarita a bordo piscina, senza il rischio di fastidiose scottature. L’indie-pop si colora di funk e si contamina con falsetti soul nella scintillante A Place They’ll Never Know, mentre si dimostra imprevedibile in Saccades (Lines We Delay) tra una partenza eterea in odore di Daft Punk e un arrivo assai trascinante.

Si balla, si batte spesso inavvertitamente il piede durante l’ascolto, eppure non sempre questo riesce a imporsi come il party album che vorrebbe essere. I padri nobili della miscela – frizzante ma non esplosiva – del trio londinese sembrano essere gli Orange Juice (specie nella già nota ma qui riproposta Jamaica) e gli Haircut One Hundred di Nick Heyward (Still Life), più che i Talking Heads spesso evocati nel corso delle interviste, ma è facile lanciarsi in accostamenti anche con il concittadino Jack Peñate, Wolf Gang e i Two Door Cinema Club (e a sprazzi, pure i Vampire Weekend più “pettinati”). L’energica Two Hours, che esorcizza a modo suo angosce generazionali e spaesamento (“I can’t feel anything / and it’s bringing me down”) a suon di accordi maggiori, ci riporta indietro di una decina d’anni, più precisamente dalle parti degli allora debuttanti Bloc Party o della prima avventura, targata Elkland, di Jonathan Pierce dei Drums.

Theme Park parte innestando la marcia giusta con cinque pezzi mozzafiato, si abbandona giusto un attimo alla sperimentazione e poi riprende il discorso interrotto servendosi, però, di canzoni dotate di un appeal più modesto (in particolare le conclusive Los Chikas e Blind). Niente disco-ball inopportune, niente concessioni al camp: l’aperitivo della stagione alle porte è perfetto per le indie disco e abbastanza a fuoco per farsi ascoltare dall’inizio alla fine. Si poteva fare di più, dopo tanta attesa? Probabilmente sì. Intanto, un giretto sulle montagne russe non ce lo nega nessuno.

4 Marzo 2013
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