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6.5

Virtuso del Serge, sintetizzatore modulare brevettato nei primi anni settanta dal compositore russo statunitense Serge Tcherepnin, Thomas Ankersmit è un musicista olandese con un piede a Berlino e uno ad Amsterdam. Sul suo sito si legge che “riflessi, vibrazioni infrasonore, otoemissioni acustiche” sono sua materia d’indagine da più di 10 anni a questa parte. Nel suo caso, tuttavia, ciò che il Serge per le sue qualità indaga viene spesso sottoposto a sforzi ulteriori, forzature del suono come tagli netti sui segnali proprio per ottenere oscillazioni composte su piedistalli elettroacustici.

Con un pedigree che vanta split importanti (Jim O’Rourke, Phill Niblock) e live degni di nota (Utrecht nel 2010 è prova lampante che la sua proposta non perde filigrana se esposta al sole), in questo suo ultimo lavoro edito per Touch Ankersmit allinea intuizioni coraggiose che non sempre convincono al 100%, ma lasciano comunque un’idea abbastanza netta del tutto. Ad esempio, Se si volesse prescindere dal senso ottico affidandosi esclusivamente all’udito, allora questo Figueroa Terrace riuscirebbe a suggestionare, sia per le dinamiche fantasmatiche, che per i passaggi di colore da musique concrète, anche chi si affida solo al tatto. Il Serge aiuta ad allineare pieni analogici, febbricitanti e concitati, a vuoti mai immobili su un medesimo punto. Il glitch diventa un collaudo meccanico di parti che fanno il paio fra risultati e volontà. Rimangono da illuminare alcuni punti che pur impeccabili nella forma, provocano più di uno sbadiglio nella sostanza, repliche di drones e nubi di suoni “lunghi” che ripercorrono tappe già vissute dalle parti di un Oren Ambarchi meno ipnotico.

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