• Apr
    02
    2007

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INDUSTRIAL RECORDS Ltd.

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Il virus che muta l’organismo e lo replica in altro. La metastasi che si allarga a vista d’occhio come un mare di cellule maligne. Uno sguardo compiaciuto sul disastro in atto. Questo erano i Throbbing Gristle quando, nella grigia Inghilterra di fine anni ’70, documentavano a suon di  “Rapporti Annuali” la catastrofe nel suo farsi e inventavano di sana pianta l’Industrial. I Throbbing Gristle nel 2007 invece non hanno più bisogno di catalogare traumi, né di erigere architetture storte e radicali, ma si gustano morbosamente il panorama di un mondo che è già stato contaminato, infettato, condannato a morte. Se l’anno scorso Scott Walker saliva in cattedra, muovendo come una marionetta il cadavere di un Elvis decomposto, mettendo in scena il dramma della storia che ripete insensatamente i suoi orrori, quest’anno i quattro operai della “fabbrica della morte” si pongono volutamente fuori dal corso degli eventi, fuori dal contesto, fuori da tutto, vagheggiando già dalla copertina una Montagna Sacra e un’eternità non da conquistare, ma già raggiunta.

Il discorso musicale allora non può che lavorare di sintesi. Psychic Tv, Chris&Cosey e soprattutto Coil, con lo spirito di John Balance a benedire dall’aldilà. La tromba di Cosey quasi sembra invocarlo nel jazz catacombale di Rabbit Snare, mentre danzando con nani e giganti tra pesanti tendaggi rossi, Genesis P. Orridge assicura che non c’è da aver paura: “Why are you scared?”. L’ombra lunga dei Coil, quelli più enigmatici e sottopelle, si allunga su gran parte del disco. Christopherson ha gioco facile con l’invocazione affettiva di Orridge in Almost A Kiss, ma anche Chris Carter e Cosey Fanni Tutti punzecchiano con la minimal-techno imbrattata di ombre in Endless Not. Ma è nei gorghi più neri, nelle disamine più astratte e radicali, negli affreschi ambientali più liquidi ed esoterici che i quattro eccellono come sempre. Il funk gorgogliante e allucinato di Vow Of Silence spegne sadicamente le luci in sala; Separated si allunga mantrica e silenziosa su un tappeto di suoni lucidi ed eco abissali; Greasy Spoon si incastra melmosa tra orecchio e orecchio, divorando per nove minuti cervelli annebbiati dal vuoto quotidiano delle cose.

C’è una certa differenza tra il buttarsi dal ciglio del precipizio e l’essere spinti con un urlo che ti risuona fino a toccare il fondo. I Throbbing Gristle nemmeno se lo pongono il problema. Loro l’urlo lo hanno lanciato già anni fa. Ora per parafrasare le ultime tracce di questo disco si tratta solo di aspettare che la caduta termini e di vedere quando toccherà ai vermi.

14 Aprile 2007
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