Recensioni

6.9

Shitgaze o non shitgaze, non è questo il dilemma. Il dilemma è come possa essere attraente una musica come quella dei Times New Viking, il trio misto da Columbus che di quell’ondata è (fu?) il portavoce più o meno riconosciuto. Forse è proprio quel modo “merdoso” di insozzare le canzoncine da due-minuti-due che ormai da un bel po’ di anni sparpagliano tra vinili a 45 giri e cd più o meno ufficiali (dovremmo essere al quarto, se non sbagliamo) e che in maniera irriverente, da scazzati cazzoni bianchi americani, mischia e tritura Velvet in lo-fi e gioventù sonica del medio periodo, C86 for dummies e twee-pop sgangherato, il segreto del loro (minimo) successo.

Oppure sarà la formula che rimbalza continuamente la doppia voce maschile/femminile, le melodie rotonde (sì, ci sono, sotto la melma, ma ci sono) che si appiccicano in testa e ti fanno ritrovare a canticchiarle qua e là, o quel paraculo modo di rubacchiare a destra e a manca come se ogni disco fosse un bignami del prima più che una proposta per il dopo. E infatti se si può muovere un appunto ad un disco praticamente perfetto (almeno per i suoi canoni di genere) com’è Born Again Revisited è che è giunta l’ora di affrontare il dopo. O almeno tentare di farlo.

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