Recensioni

8

Per tanti, Tony Allen è quell’attempato signore di colore che suona la batteria nel “nuovo gruppo di Damon Albarn”. Va bene, facciamo pure finta che, se serve a mettere sotto i riflettori un talento puro e fumigante, che fu cuore ipnotico degli Africa 70 e perciò autentico braccio – gambe, cervello – destro di Fela Kuti, che accompagnò dai tempi dei Koola Lobitos (1964…) fino all’acre litigio del 1978. Lo si deve anche a lui, a quelle stordenti, cicliche e ciclopiche partiture ritmiche se l’afrobeat è diventato un’influenza per tante musiche che ci stanno intorno.

Ci si augura dunque che questa edizione in digitale dei suoi primi quattro album (Jealousy del 1975, cui andava dietro l’anno successivo Progress; di lì a ventiquattro mesi arrivava No Accomodation For Lagos, mentre No Discrimination risale al´79: i primi tre vedono della partita Fela e gli Africa 70, l’ultimo li sostituisce con gli Afro Messengers) contribuisca a far giustizia. Così fosse, rivelerà a una fetta più ampia del mondo musicale anticipi di Talking Heads in versione soul – che una sezione fiati così non l’avevano – in Progress o un’indicibile Hustler, inizio alla Devo e strada facendo ipotesi di Can sperduti nella jungla. Non sono che un paio d’esempi delle meraviglie qui contenute, swinganti ma stratificati rituali poliritmici che ottundono i sensi e fanno riflettere senza che si possa star fermi. Incursioni di tastiere (come un Miles Davis circa Dark Magus oppiaceamente rilassato) e ordinate sarabande di ottoni in transito attraverso l’Atlantico; un senso della trance per forza di cose penetrato dentro techno e house (l’ondeggiare di No Accomodation For Lagos e l’ingranaggio di tensione e rilascio della title track in ciò esemplari); liquidità e naturalezza dello sviluppo ritmico-armonico che nascondono raffinatezze supreme e rara potenza evocativa (la chitarra guizzante in Love Is A Natural Thing; la struttura che sorregge Ariya).   

Pensereste magari a musiche di complessa fruizione, raggomitolate sulla propria pretesa di “integrità artistica”, intente a sbandierare la difficoltà per mascherare l’evidenza di non saper scrivere un brano che sia uno. Non qui: non troverete avanguardia pretenziosa che invecchia più alla svelta dello yogurt lasciato fuori dal frigo. Qui ci sono solo muscoli che fungono da mezzo espressivo per le idee, una gioia di vivere incontenibile che innerva i momenti più tenebrosi, dove l’impegno politico di gente che la fame la sperimentava per davvero non è una posa. Dove per due ore non sbadigli e anzi ti fai imbambolare finché questa musica diventa una droga. Fela sosteneva che Tony suonasse “come cinque batteristi in uno”. Si sbagliava: erano almeno il doppio. Immenso, per limitarsi a un unico aggettivo.

Voti
Amazon

Ti potrebbe interessare

Le più lette