• apr
    01
    2008

Album

Malintenti Dischi

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“L’indipendente ti vuole freak, la casa major ti vuole in frac e io non ho alcuna possibilità.” Comincia cosi Freak or Frac del siciliano Toti Poeta, con una frase che è molto più di un semplice ritornello. Quasi un tentativo di autobiografia in versi, che sintetizza in poche parole e nel modo migliore la non facile condizione esistenziale di un autore difficilmente classificabile: troppo intelligente per ottenere riscontri commerciali su larga scala, poco cool per guadagnarsi i consensi di una certa parte del popolo “alternativo”.

Eppure c’è della sostanza nelle nove tracce di questo secondo disco del musicista siciliano, la stessa che si rintracciava qualche tempo fa in produzioni come Non bastano i fiori di Pinomarino. Un’educata tendenza al dialogo introspettivo sospesa tra ironia e buone melodie, idee brillanti e arrangiamenti ricercati, nell’ottica di un suono riconducibile alla tradizione – autoriale ma anche folk – italiana.

Nello specifico, in Lo stato delle cose pare di ascoltare un incrocio tra Niccolò Fabi e i Kings Of Convenience, in Le cose che non si dicono ci si inventa una Everybody’s Talkin’ suonata dai Beatles più orchestrali, in Nel Profondo – critica spietata contro il business della religione – si cita Vinicio Capossela, il tutto a suon di ottoni morbidi e chitarre acustiche, atmosfere bandistiche e spazzole. A cui si unisce una naturalezza nello scrivere testi formalmente perfetti che a tratti stupisce davvero.

(7.1/10) il voto finale, con la convinzione di avere per le mani materiale di qualità ma soprattutto musica capace di invecchiare nel migliore dei modi.

5 Novembre 2008
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