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Quella che lo scorso 30 Aprile ha animato l’entroterra veneto è stata una serata particolare. Una di quelle serate in cui osservi e capisci tante cose. Conosci l’intera crew di Trash-Dance, una decina di ragazzi con una cordialità e un senso dell’ospitalità da lasciare senza parole, e pensi a quanto siano lontani dalla verità quei luoghi comuni circa la freddezza dei nordici. Vedi la coppia più cool dell’elettronica moderna, Rustie e Nightwave, intrattenersi amabilmente con gli organizzatori più invidiati del momento, e scopri che a volte per ottenere risultati straordinari bastano l’impegno e la passione sincera che questi giovani mettono nel loro lavoro. E anche quando sfiori per miracolo un incidente frontale contro lo sbandato del lunedì sera, mentre sul sedile posteriore hai i due djs di Glasgow, capisci che ci son giorni in cui, semplicemente, tutto vuole andare per il verso giusto.

Anche la suggestiva mansion posta tra le campagne fuori porta di Bassano del Grappa aiuta a predisporre bene il pubblico per la serata. Ma soprattutto sono i dj della famiglia, gli Auza e RMT CNTRL, a scatenarsi in consolle infiammando la gente fin dall’inizio con un dj-set che è il perfetto antipasto per l’evento: vien fuori di tutto, dall’hip-hop alla jungle, dalla UK bass al filthstep, crack, deep e acid, trance, breakbeats, funk e funky, due ore di pezzi tagliatissimi per esaltare la folla (che a dire il vero è già agitata di suo oltre i limiti di norma).

Alle due è il turno di Rustie (sì, è quello sbarbatello in t-shirt a cui non daresti più di 16 anni), e lui semplicemente fa Rustie. Il set è pieno di pezzi suoi, dai primi del Jagz The Smack EP a quelli dell’ultimo Glass Swords, un percorso a tema incentrato su sé stesso. E a ben pensarci non poteva essere altrimenti, visto che il ragazzo segue da sempre una strada tutta sua, che non include compagni di viaggio. Lo stacco lo noti subito: bass, beats e synth diventano materia morbida senza una forma specifica, e dunque plasmabile in mille forme diverse da quel senso del groove che i followers di Rustie conoscono bene. Una iperattività multistrato che rimescola le carte del gioco dance, i ritmi non son più guida per i tempi, le melodie non son più percorsi da seguire, ma tutto confluisce in una centrifuga di stimoli che quasi ti stordisce.

Non esattamente il terrorismo digitale che si è rispolverato per altre schegge fuori controllo, ma comunque una sorta di guerriglia atta a disorientare il pubblico, che di fatto esplode in pieno solo su certi drops studiati appositamente per lo scopo e sulle tracce del recente album (il pubblico apprezza quelle più di ogni altra cosa, segno che Glass Swords ha fatto presa sulla gente e che quello presente era un audience consapevole). Man mano che va avanti ti accorgi che in fondo lo spirito di Rustie non è tanto diverso da quello che animava i rave dei tempi d’oro: in entrambi i casi è messa in gioco una destrutturazione dello schema canonico (come allora la jungle distruggeva le forme house, il massimalismo rustiano oggi distrugge il cammino dubstep e wonky), e questo si traduce in un tessuto di slabbrature sonore accelerate che spingono sul pedale del futuro. L’ascoltatore non può far altro che subire l’atipicità di ciò che ascolta e godere del senso di ribellione caotica che ne deriva (ricordate la dimensione pirata della cultura rave dei 90?).

Per questo l’esibizione della di lui girlfriend Nightwave è il miglior seguito che si potesse dare al set di Rustie. Perché anche Nightwave gioca sulla stessa iperfrenesia di tempi e componenti (se non sapete di cosa stiamo parlando, trovate tutto qui), però opera con strumenti a noi più confidenti, quali i breakbeat e i campioni vocali: quella a cui si assiste per quell’ora e mezza è un’orgia di loop strettissimi a ritfmo sfrenato, che fan tesoro dei fermenti ghetto house e juke di Chicago. Footwork per club, insomma, nella sua forma più esplicitamente urbana. Perché il sottoscritto ha preferito lei? Perché se con Rustie, una volta capito il trucco dello stordimento-godimento, la faccenda “si limita” a un trip di scosse cerebrali seghettate, Nightwave ha quel tocco meno estremo e più di stomaco che te ne fa volere ancora, e ancora.

In ogni caso, son dettagli. Scegliere il preferito tra due come loro è un lusso che ci si può permettere solo in una serata fuori dal comune. Una di quelle serate in cui, tra una City Star virata su un torrente di wobble diabolico e una cascata di juke isterico che tritura funk, disco e eurodance con l’adrenalina a mille, capisci anche un’altra cosa: per alcuni attimi, hai assaporato il futuro. E non hai altro da chiedere.

 

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