• Lug
    01
    2008

Album

Domino

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Sciolta la tensione pre-millennio, Tricky ritorna sulla strada del blues. Il nuovo Knowle West Boy non parla più strettamente la lingua del trip-hop, bensì la distilla in una blackness sottopelle: un brivido che si percepisce a tratti anche nell’altro contraltare bristoliano di questo 2008, quel Third portisheadiano di cui sentiremo echi a lungo. A differenza del gruppo di Beth Gibbons, l’ex boy dei Massive Attack ci va di spoken word, scarnifica le strutture ritmiche della canzone fino all’osso. L’operazione di pulizia ci fa apprezzare la specialità che il nostro ha ancora dalla sua: quel sussurrato un po’ graffiante che scivola leggero tra rock e blues, quel non appartenere a nessun mondo musicale ben definito, camaleontico ma riconoscibile.

Non sarà Maxinquaye (apice e debutto ineguagliabile), ma la nuova giovinezza di Tricky si difende bene. Il santone del trip-hop recupera il ricordo del suo quartiere d’infanzia (Knowle West appunto) e dopo aver passato a rimuginare le tracce del nuovo lavoro a Los Angeles e a Londra, ha raccolto voci e volti nuovi che lo hanno condotto per mano, aggiungendo sonorità nuove, resettando il passato sputtanamento con il precedente Vulnerable (Epitaph, 2003): il busker Joseph incontrato per strada, la ragazza dalla voce d’oro Alex Mills, Lubna dal tocco franco-marocchino, personaggi nuovi, per una rinascita che lo stesso Tricky definisce così: “Lo sento un po’ come il mio nuovo primo disco. Mi sono accorto che avevo cominciato a dare per scontata questa fantastica vita da musicista. Avevo un po’ bisogno di essere riportato sulla terra.”
Si ritrova quindi la cultura dell’MCing mutuata dal rocksteady nella sensualissima Bacative o nella Baligaga in uptempo super-Kingston; c’è poi il tuffo nella contemporaneità trashy (lo stomp di Veronika è puro hop britannico in salsa novanta, la chitarra di C’mon Baby è electrorock in delirio p-funk) e per finire la classe del triphop che ammicca al dub (stupenda Past Mistake). Una cosa che viene poi riportata sul piatto è l’uso frequente della forma pop (Far Away) infarcita in qualche punto di archi e atmosfere lo-fi (Cross To Bear); Tricky punta al commercial ballabile? Non proprio.

Oggi l’uomo è un po’ come Prince, può fare quello che vuole e può disporre dei migliori collaboratori. Sceglie cosa ‘essere’ per la prossima passerella e indossa l’abito che va di moda, ma lo fa con stile e con l’umiltà di chi può ancora una volta rimettersi in gioco. Il fatto che Tricky non suoni qualcosa è più importante di quello che propone (tanto per dirne una, perché non ha fatto anche dubstep?). Una bussola nel mare del ritmo che ci fa per un momento tornare alle radici. Knowle West. È da lì che veniamo anche noi, fulminati dal dopobomba bristoliano. Now blues is here to stay

1 Luglio 2008
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