Recensioni

6

La contestualizzazione di Troye Sivan all’interno dell’attuale panorama musicale non è immediata: la sua è una posizione tanto contemporanea quanto non necessariamente vincente. Come accennavamo all’interno della scheda album del TRXYE EP dello scorso anno, il classe 1995 nato in Sudafrica (ma cresciuto in Australia) si è formato prima come videoblogger su Youtube, poi come attore (X-Men Origins: Wolverine e Spud) e personaggio televisivo locale. Musicalmente si presenta come una sorta di icona dello sdoganamento definitivo su dimensione teen di alcune sonorità che hanno sempre vissuto in simbiosi con l’approvazione e il supporto della critica. Una sorta di Lorde al maschile (all’epoca pensavamo che la sua Happy Little Pill sarebbe diventata la Royals del 2014), ma se la neozelandese è riuscita a cavalcare l’onda del poptimism – vedi anche la recensione del disco di Alessia CaraTroye Sivan rischia di subire una situazione in cui persino Justin Bieber è stato – parzialmente – rivalutato da molti (troppi) nomi importanti dell’informazione musicale.

Quella del potente (Bieber ad esempio) che “ruba” e poi sfrutta le idee partorite dal basso negli anni precedenti è una storia già vista, e finisce per chiudere porte commerciali a buona parte degli artisti “non mainstream” con spiccate velleità pop (CHVRCHES o Grimes, ad esempio, non fanno di certo i grandi numeri). Ciò nonostante Troye Sivan ha buone possibilità di trovare una fortuna consistente ritagliandosi un posto di rilievo nelle classifiche di vendita del prossimo anno. I passi che ha mosso dal discreto TRXYE EP (cinque tracce che parlano il linguaggio del pop pur sposando la causa dell’elettronica e del post-r&b) all’esordio lungo Blue Neighbourhood sono stati ben misurati e ottimali, a livello di marketing: l’EP Wild non ha snaturato il DNA di Sivan ma ha reso ancora più patinata la proposta, apparecchiando di fatto la tavola ad una release che in ogni caso inizialmente subirà la saturazione del mercato natalizio.

Prospetti discografici a parte, c’è qualche motivo di interesse verso l’operato Troye Sivan? A grandi linee no, ma per il momento non si individuano neppure particolari appigli per scartare a priori una dignitosa carriera tra i solchi del music business. Blue Neighbourhood è il classico lavoro a più mani in cui convogliano le idee della star principale e quelle di una manciata di altri attori, tra cui Alex Hope (giovane ma già lanciatissimo autore e producer al lavoro con numerosi pop-act australiani), l’immancabile Emile Haynie nella ballata Talk Me Down e Jack Antonoff/Bleachers, co-autore insieme a Grimes della riuscita Heaven, cantata in duetto con Betty Who. Oltre a Betty Who, Blue Neighbourhood ospita altri newcomers della scena pop australiana (e neozelandese): quei Broods che poco ci convinsero con l’esordio Evergreen (Ease, già inclusa in Wild EP) e il rapper Allday nella trascurabile For Him.

Una tracklist, priva della più grande hit Happy Little Pill (vedi anche Tracks From Eps 2014), che viene gestita bene da Troye in un continuo equilibrio tra episodi uptempo e slow-ballads. Un timbro perfettamente adatto al pop per teenager (talvolta fa molto boy-band) ma all’orecchio più maturo di quanto dica l’anagrafe: il pugno tiene stretto i crismi della pop music più convenzionale, ma non disdegna concessioni al soul e a ritmiche r&b (la già citata Ease il ritornello fin troppo telefonato).

Un prodotto tutt’altro che eccellente che riesce però a sincronizzarsi a dovere con le principali regole dell’attuale chart-pop. Brani come Bite o The Quiet (presente nella versione deluxe), ad esempio, fanno proprie soluzioni – per l’occasione smussate – prese in prestito dall’elettronica anni Dieci (micro-drops, glitch appena accennati, 808 da trap, ecc…), mentre altrove si affacciano sprazzi di influenze sophisti-pop (Cool, Wild) riportate in auge in modo più concreto da Rhye, Shura o Yumi Zouma. A livello di scrittura il Nostro è ancora un po’ acerbo, ma è già capace di trattare – in forma canzone – pensieri e argomenti non necessariamente frivoli (in Suburbia, ad esempio, la cornice/oggetto delle nostalgiche riflessioni è Perth, la città in cui è cresciuto).

Blue Neighbourhood è un disco che difficilmente troverà adepti e consensi importanti fuori dal limitato – ma numericamente ampio – target di riferimento, sebbene sia un efficace e tutt’altro che disonorevole biglietto da visita.

Voti
Amazon

Ti potrebbe interessare

Le più lette