• Set
    30
    2013

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Cooking Vinyl UK

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Tre anni abbondanti dopo Outburst, che segnava il passaggio a Cooking Vinyl, tornano i Turin Brakes con questo We Were Here che ce li ripropone in splendida forma, ovvero alle prese con ciò che sanno fare meglio: una collezione di pezzi davvero riusciti, dalle parti del country rock pulsante Seventies ma con abboccamenti spacey e lappature cameristiche, sorretti da una scrittura sempre efficace e da un sound forse mai tanto a punto (qualche merito credo debba ascriversi al co-produttore e tecnico del suono Ali Staton, uno che è stato dietro la console per dEUS, Lamb, Pulp, Madonna e PJ Harvey tra gli altri). Il problema – se di problema si può parlare – sta nella natura stessa della loro proposta, tutta schiacciata sulla suggestione superficiale, sulle capacità evocative della confezione.

Da questo punto di vista gli ex campioncini del NAM – che col NAM in realtà non hanno mai avuto molto a che fare –  brillano per coerenza e onestà intellettuale. Le loro canzoni sono, come dire, pretesti emotivi, cartoline dall’immaginario Americana in high definition. Verrebbe da definirli come degli Elbow versione spaghetti western o discepoli dei Verve più carezzevoli, e pezzi come Blindsided Again o la conclusiva Goodbye incoraggiano a farlo. Altrove sembrano dei cuginetti meno estrosi dei Gomez (Dear Dad, con la foga quadrata Free e gli sfarfallii bucolici à la Traffic) oppure dei Fleetwood Mac in sedicesimi con ambizioni Yo La Tengo (Erase Everything). Ma il giochino delle suggestioni va letto come una bacheca di espedienti, mirati ad allestire l’illusione stilistico/atmosferica con indubbio mestiere, come risulta evidente quando le maglie della trama si rilassano in smaccata direzione AOR (lo pseudo gospel sbarazzino di Inbetween, una Guess You Heard ottonata errebì come in certe profondità radiofoniche 80s).

La loro è un’arcadia che non esiste, cui non puoi realmente credere, è una malinconia senza inquietudine, una stratificazione sapiente di arredi ad hoc che azzeccano la formula con un inevitabile retrogusto d’accademia ma non senza un pizzico di buon cuore. Da fischiettarsi come un rituale a somma zero, senza timore d’insozzare il karma.

9 Ottobre 2013
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